Carlo Macchiavello

Tutto è possibile

Blackmagic Raw 1.3 God or Evil?

Nel 2001 naque il primo codec interpiattaforma e slegato dall’hardware, Cineform, nel 2005 fu potenziato per offrire la possibilità di importare fotografie raw di diversi brand e convertirle in un filmato raw compresso visually lossless con metadata attivi e modificabili realtime, successivamente l’encoder fu in grado di convertire tutti gli altri formati raw nati SUCCESSIVAMENTE in Cineformraw con diversi flavour di compressione e qualità supportando fino al 16k stereoscopico.

Oggi nel 2019 quasi ogni Brand ha la sua codifica Raw, a partire Arriraw, Redcode, SonyRaw, PanasonicRaw, l’anno scorso l’introduzione di ProresRaw che permette il recording in formato ProresRaw direttamente dalle camere che escono in raw da SDI sui recorder Atomos e pochi altri, fino al recente Braw di blackmagic.

A Ibc 2018 Blackmagic design lancia la palla nel campo del raw, introducendo il loro codec proprietario braw (blackmagic raw) nel mondo del broadcast e del cinema con una certa forza dirompente, e soprattutto disponibile subito, dallo stesso giorno con il firmware in beta 6.0 per la UrsaMiniPro, il nuovo aggiornamento di Davinci Resolve 15.1 per supportarlo e la promessa che a breve sarà disponibile anche per la nuova camera, pocket 4k e così è stato con il firmware 6.2, ma nel contempo toglieva la registrazione Dng.

La differenza tra il Dng e il Braw è evidente e chiara, il dng è uno standard fotografico, peraltro abbandonato dai suoi stessi creatori nel 2016, piegato alle necessità dei video, mentre il Braw è un moderno codec raw pensato per le immagini, dove convivono le diverse necessità di lavoro di un codec video di fascia alta e le richieste di fascia bassa.

La presentazione del Braw è stata abbastanza curiosa, dove GrantPetty ha scherzato sul fatto che con un codec così leggero non servono più le schede video esterne di decodifica, ironeggiando sul fatto che le producono loro per Apple.

Come sempre l’innovazione porta pro e contro, fautori e osteggiatori, fino al parossismo, ma essendo un pragmatico, preferisco fare una analisi meno tecnica (quella la lascio alla fase finale) e più pratica.

 

CONTRO

  • meno nitido del CDNG
  • a forti compressioni ha artefatti sui dettagli fini
  • meno compatibile nelle applicazioni rispetto al CDNG (ma licenza free per la sua implementazione).

PRO

  • il rapporto peso qualità è incredibile
  • la minor incidenza di falsi dettagli e aliasing permette una maggior fluidità di ripresa-riproduzione del movimento
  • il nuovo sistema di demosaicizzazione ottimizza e migliora la cattura della struttura dell’immagine riducendo artefatti come FPN
  • la parziale demosaicizzazione applicata in camera permette una maggior leggerezza di lettura sui dispositivi
  • richiesta di minor velocità di scrittura permette uso di storage meno costoso e poter registrare più a lungo con minor consumi
  • i vantaggi del raw senza il peso del raw in tutti i sensi
  • registrazione di segnale 12 bit log con metadata attivi
  • possibilità di incorporare LUT e altri elementi di preview non distruttiva
  • possibilità di trimming non distruttivo da Resolve per tagliare i file raw ed esportarli in raw senza ricompressione (non tutti i raw, non tutti gli NLE lo permettono).

A qualche mese dalla sua presentazione esistono già diverse applicazioni professionali a supportarlo come Resolve immediatamente, Nuke, Scratch, Premiere e Mediaencoder tramite plugin esterno, la lista sta crescendo rapidamente grazie al fatto che chiunque può implementare la gestione del braw nel proprio software gratuitamente, al contrario di ogni altro codec raw nato sulle telecamere che richiede un pagamento di licenze anche per la semplice lettura perchè si devono usare gli sdk proprietari.

Per coloro che vogliono testare il codec, possono scaricare dei sample dalla pagina Blackmagic Raw .

Se non volete scaricare e usare Davinci Resolve free per vederli potete usare un player dedicato

Player Braw 1.3 Blackmagic design per MacOsX

Player Braw 1.3 per Windows link in descrizione

I falsi miti sul Raw in generale e non solo su questo Raw
Se è compresso non è raw!

l’affermazione denota ignoranza, in tanti punti, a partire dal fatto che nessuna camera registra il 16bit lineare che cattura i sensori, ma lo codificano e comprimono in vario modo dentro raw 14bit logaritmici (in fotografica) o raw 12bit logaritmici (nel cinema), sia per questioni pratiche di flusso dati, sia per gestione fisica della massa di dati che non compressi sarebbero ingestibili.

Dato che qualcuno potrebbe dubitare delle mie parole, delle parole di Blackmagic visto loro lo regalano (ricordiamo che tranne pochi esempi high end, tutti gli altri vi fanno pagare saltamente la registrazione non fortemente compressa, figuriamoci il raw) meglio mettere uno screengrab dal sito Red, i primi a dotare una camera di codec raw proprietario e spesso usate per shooting miliardari dove non ci sono limiti di mezzi, eppure per L’uomo ragno ritenevano buona una compressione 5:1 visually lossless, e la non compressa che tutti auspicano per i loro lavori da caricare sui social non era adatta…

la cosa divertente è che quello che gli amatori ritengono un problema, ovvero la morbidezza delle immagini, è qualcosa che molti dop di fascia alta auspicano conoscendo bene i problemi degli eccessi di nitidezza, spesso vengono scelte compressioni maggiori per mantenere più morbide le immagini.

Ovviamente c’è compressione e compressione, la maggior parte delle persone per compressione pensa sempre a quella distruttiva di streaming e company non a compressione più intelligente.

Se è parzialmente demosaicizzato non è raw!

il braw, se la gente avesse la competenza e l’intelligenza per leggere l’sdk di Blackmagic vedrebbe cosa accade e perchè si parla di demosaicizzazione parziale, ma se lo potesse fare, non scriverebbe certe sciocchezze.

Ogni raw ha il suo workflow di lavoro, processi fatti in camera e processi fatti nel software, con vantaggi e svantaggi.
Un codec è raw se permette :

  Braw
la gestione delle matrici separate si
il controllo reale di iso e altri paramentri in post si
il controllo del bilanciamento colore in post si
registrazione dei 12 bit log per matrice si

quindi se il codec offre tutte queste opzioni è un codec raw.

Si è bello ma non lo leggo dal software XYZ!

altra affermazione opinabile visto che anche gli altri codec non sono ben letti (con eccezione di Red) in modo ottimale dai vari NLE, anzi spesso richiedono la creazione di proxy con i software dedicati.

Oggi Bmd vende due camere con il Braw, la UMP e la Pocket4k, entrambe sono vendute con licenza completa di DavinciResolve, ovvero il miglior software per lo sviluppo Raw e in particolare Braw, oltre che buon editor, postproduction etc etc…
Se si vuole lavorare in un altro software Resolve prevede dal pannello media il sistema di ingest e conversione in altri formati, si può già fare una precolor oppure gestire direttamente la color e mandare il filmato sviluppato all’applicazione NLE.

 

La piccola rivoluzione relativa all’introduzione del Braw ha creato tanti osteggiatori, per chi ha dubbi e ha bisogno di più test scientifici e ben pensati, potete visitare il sito di Frank Glencairn sul post relativo alla qualità del Braw.

Dove mostra dei test pratici nei quali la differenza reale tra i diversi flavour di compressione è relativa, ma la qualità generale resta molto alta contro una serie di richieste generali veramente irrisorie.

FPN questo mostro conosciuto o forse no…

Nel mondo del video making low level ci sono diversi mostri in agguato, pronti a colpire e rovinare i video con subdoli difetti, che si vedranno solo durante l’editing, ma che diventano un tarlo che rode nel cervello dei videomaker fino a diventare un problema gigantesco, uno di questi è FPN Fixed Patter Noise, una serie di difetti che appaiono sulle immagini quando meno il videomakers se lo aspetta sfregiandole senza motivo….

o forse no…

Tecnicamente nessuna camera offre una immagine pulita, nessun sensore è perfetto, ma il segnale catturato spesso viene elaborato prima di essere in qualche modo registrato, quindi si tratta di capire cosa e quando accade che il segnale sia “sporco” in qualche modo.

Nessuna camera è esente da difetti, purtroppo esiste un assioma per cui l’aspettativa dell’utente è inversamente proporzionale al prezzo della camera, meno costano le camere più e persone pretendono come risultati.

Se avessero modo di vedere il segnale grezzo uscente da una cinepresa da 100k euro sarebbero ancora più delusi, ma quello che vedono è il risultato finale, correttamente esposto, ben processato, correttamente scalato, gradato e ben compresso per la distribuzione nei vari media.

Ogni sensore a seconda delle situazioni soffre di diversi problemi di gestione del segnale, il cmos soffre di smear orizzontale di fronte ad una scarsa informazione di base, immagini con basso contrasto (scarsa sollecitazione luminosa), e questo si può riscontrare su una red Helium 8k, come su una canon da 400 euro.

Quando si cattura una immagine l’energia luminosa convogliata dalla lente e catturata dal sensore viene trasformata in impulsi elettrici e a seconda della quantità e del tipo di informazioni possono generare informazioni più o meno dettagliate, che conterranno più o meno rumore, e a seconda del tipo di cattura, dell’elaborazione del segnale si potranno ottenere immagini più o meno pulite da suddetto rumore.

Red FPN

Molto spesso si pensa che una camera costosa sia migliore per mille ragioni, a partire dal prezzo… a lato vediamo un esempio di una red che presenta FPN, sia perchè sottoesposta, sia perchè non è stata correttamente calibrata. Alcune cineprese come Red hanno una calibrazione interna chiamata Black shading che va fatto ogni volta che si cambia in modo notevole la temperatura di esercizio, altrimenti il rischio è quello di riscontrare diversi tipi di problemi nell’esposizione, tra cui questo difetto.

Canon FPN

Comunque alla faccia di chi dice che oggi se non hai la camera X hai difetti rumore e mille altre robe, ho aggiunto qui sotto un esempio di shooting a lume di candela, senza grading, senza denoise (durante il mastering parte del noise viene eliminato dalla compressione e dalla scalatura in basso verso il 4k, quindi spesso è meglio evitare il denoise di un filmato), e nonostante sia stato solo fatto il bianco per bilanciarlo alla dinamica del tungsteno, l’immagine non presenta FPN, noise in eccesso o altri problemi…

Low light experiment with Candles and Gh5 from Carlo Macchiavello on Vimeo.

Ma naturalmente le persone direbbero che di luce ce n’è fin troppa, perchè ci sono tante candele.
Ho testato i limiti di una camera dichiarata NO LOW LIGHT l’Ursa mini Pro, usando esclusivamente un telefono e un tablet come elementi di illuminazione a 800 iso 35mm diaframma a 2.

Molto spesso si associano i difetti a una camera piuttosto che un’altra, mentre in realtà non si dovrebbe pensare di camere quanto di sensori utilizzati male e/o sotto esposti in modo vigoroso, o mal processati dal  fpga della camera.

 

Blackmagic Design Pocket4K: cosa serve per partire

E’ passato qualche mese da quando l’azienda australiana BlackMagic ha iniziato a spedire questa nuova e incredibile camera, per scontentare tutto il suo pubblico e tanti nuovi utenti, forse…

Conoscendo bene queste camere e cosa sono, salto a piè pari le imbarazzanti voci che girano sul web e facciano due discorsi su cosa è e  cosa serve per utilizzare questa CINEPRESA DIGITALE.

Premettiamo che a dispetto dell’apparenza simil reflex, mirrorless non hanno altro in comune se non il tipo di batterie tampone e il mount delle lenti, per il resto è una cinepresa digitale a prezzo di una macchina fotografica, per il resto tutto ciò che fa questa camera è assimilabile solo a concetti di ripresa in movimento. Quindi come tale deve essere pensata, trattata, gestita.

Chi non comprende il concetto CINEPRESA, ma soprattutto non vuole sbattimenti stia per Dio lontanto da tale oggetto del Demonio, che come dice il nome, è il prodotto di vera e propria Magia Nera…

Ora che ci siamo fatti due risate, e che già con un precedente post ironico ho scritto cosa offre ad un prezzo ridicolo questa macchina, cerchiamo di capire cosa ci serve per iniziare a fare una ripresa con questa Cinepresa, come già feci con la Ursa Mini Pro.

Partiamo con gli elementi indispensabili con una camera: storage, alimentazione e lenti.

Storage

La camera utilizza sia le Cfast2 che le SD UHS-II per registrare i filmati, naturalmente a seconda del supporto ci sono limiti di velocità di scrittura sulle due schede, le schede SD non possono registrare la massima qualità in raw, però si tratta anche di capire se e quando è necessario lavorare a quel livello, dopotutto su SD da 95mb è possibile anche registrare fino ad un UltraHD  a 30 fotogrammi al secondo in prores 422, il che significa una qualità eccezionale per la maggior parte delle produzioni video.

Soluzione A :

si acquistano delle schede SD per la registrazione continua e alternata in formato UHD prores.
Vantaggio : Soluzione economica, efficace e ci permette di lavorare con molte schede rapidamente, sia per la scrittura che per lo scarico.
Le semplici 95 mbts permettono registrazioni fino a 4k in prores 4:2:2, un’ottima qualità per la maggior parte delle applicazioni.
Svantaggio : hanno limiti di velocità di scrittura, quindi se servisse non si può spingere al massimo la camera.

Soluzione B :

si acquistano delle schede CFast2 certificate  così che si possano registrate tutti i formati possibili, compresi quelli Raw alla massima risoluzione 4k al massimo numero di frame.

Vantaggio : totally freedom
Svantaggio: costo delle Cfast2 certificate e … beh scarsa vita delle stesse, nella mia vita più volte ho dovuto sostituire cfast di marca.

Soluzione C :

SSD esterno su Usb-C, che viene alimentato e gestito direttamente dalla camera come dispositivo che viene visto in sostituzione della SD.
Blackmagic suggerisce spesso il T5 della samsung che è molto piccolo e compatto, da quello che si legge nei forum è preferibile la versione da 1TB a quella da 500gb per questioni di performance e compatibilità.
Ringraziando i vari produttori di controller per ssd, talvolta la macchina si accende ma non fa il mount del device perchè il controller è lento, la semplice soluzione è la connessione a caldo del disco, ovvero con la macchina accesa, questo forza il mount del dispositivo.
Dopo il firmware 6.1 il problema è stato risolto, il mount viene fatto correttamente.
Dentro un box Startech con uap [fondamentale questo fattore] è possibile mettere anche i classici Samsung Evo 860 da 500gb e 1000 tb, che supportano più che bene il veloce data rate della camera, permettendo diversi minuti di registrazione persino in Raw non compresso a 50fps massimo (oltre non regge il flusso dati, ma ricordo che oggi si gira in 3:1 e 4:1 in raw senza problema fino a 60fps).

RICORDIAMO MOLTO BENE che il mount può essere fatto a macchina accesa, ma NON SI SCOLLEGA MAI un device di storage a camera accesa pena perdita dei dati e/o danneggiamento della struttura del disco con relativa perdita dei dati contenuti. Questo vale per ogni device, da ssd a cf a sd.

Alimentazione

La blackmagic pocket4k è una cinepresa che registra in raw e prores, quindi è molto vorace di corrente, viene fornita con una batteria tampone da 2000 mAh, di tipo Canon Ep-L6, con la quale si potrà registrare all’incirca per 30-40 minuti.  Questo tipo di batterie sono molto comuni, sono usate con molte fotocamere canon, led panel, monitor etc, e esistono sia in versione originale che in versione “compatibile”, ma devono essere considerate delle batterie tampone, non per l’utilizzo diretto, se non su gimbal o situazioni “leggere”

Soluzione A :
Acquistare uno o più set di batterie EP-L6 da 2000mAh a seconda del tipo di riprese che si fanno. La stessa Blackmagic offre ad un prezzo contenuto le batterie di questo tipo.

 

Batteria interna Pro

  • no cavi volanti esterni
  • no cavi che sbilanciano gimbal
  • meno ingombro su gimbal o in uso manuale
  • batterie ultra standard per uso
  • si ricaricano in macchina collegandola alla corrente

Batteria Interna Contro

  • durata ridotta contro costo alto per Watt usato
  • necessità di smontaggio più o meno impegnativo per il cambio
  • peso di più batterie da trasportare
  • maggior tempo per la carica di più batterie contemporaneamente
  • no riprese lunghe

Il mio suggerimento è che se volete acquistare delle batterie sarebbe sempre meglio prendere delle “originali” quindi o le stesse blackmagic o le canon, che sono più costose di molti cloni cinesi, ma sono lineari nel tempo, e la loro capacità di preservare la carica e durare negli anni è superiore ai vari cloni.

Da buon genovese, se pago una batteria 20 euro invece che 70, ma la prima dopo 30 usi è inutilizzabile, mentre la seconda dopo anni e centinaia di ricariche è ancora in buone condizioni, chi ha fatto il miglior affare?

Soluzione B :

usare una batteria esterna di vario tipo, e collegarla alla camera, e qui nasce il problema… Stranamente Blackmagic Design ha scelto un connettore diverso dalle altre camere e “meno standard”, ovvero il connettore weipu SF610 s2, un connettore attualmente (marzo 2019) reperibile solo da pochi produttori cinesi.
Il connettore è identificato con il codice SF610, la sigla dopo (p/s) è relativa a P = male e S= female, mentre il numero (2) è il numero di pin di contatto.
La parte di alimentazione è la femmina, quindi se vogliamo costruirci o cercare un cablaggio dobbiamo ricordare che la camera ha il maschio e la corrente arriva dalla femmina.

Esistono cavi già fatti da Weipu a Dtap, realizzati da noti produttori di accessori, come Woodencamera.

 

Esistono varie combinazioni, tra cui un cablaggio realizzato da Blackmagic Design stessa, per l’utilizzo di diversi connettori, lo trovate in fondo alla pagina di descrizione della Pocket4k.

Esistono adattatori da Weipu a jack classico di alimentazione in modo da riutilizzare situazioni già esistenti da batterie esterne a plate etc, così che l’utilizzo parallelo dei prodotti può giovare degli investimenti già fatti.

 

 

Soluzione C :
Utilizzare un plate per le classiche NP-F970 6600mAh ovvero 47.5 Wh. Queste batterie nate per erogare 7.2v possono essere accoppiate ad un plate che le converta in erogazione a 12v, con una sola batteria potrete registrare per quasi 2 ore (1h e 43 minuti in media). Essendo questo tipo di batterie semi universali, usate in telecamere, faretti, pannelli led, e con uno o più plate di questo tipo è possibile usare un solo tipo di batteria per alimentare più elementi e quindi essere più flessibili nel proprio investimento.

Soluzione D :
Classica Vmount/Gmount + un distributore di corrente tipo il plate della Lanparte che ci offre non solo la possibilità di montare batterie sia VMount che Gmount, ma soprattutto aggiunge una distribuzione di corrente a differenti uscite a 5, 7 e 12v, usb, per poter alimentare diversi accessori con una sola batteria, la classica batteria da 95w vi offrirà dalle 3 alle 4 ore di autonomia di registrazione.

Soluzione E (parziale) :
Entrare nella porta Usb-C con un qualunque powerbank solo per ricaricare le batterie interne. Da quello che viene descritto, tale procedura può solo caricare al batteria interna ma non raggiunge un voltaggio sufficiente per alimentare e gestire la camera direttamente.

Vi ricordo che le batterie oltre i 95w non sono accettate dalla maggior parte delle compagnie aeree, quindi nella scelta delle batterie verificate sempre se e cosa state acquistando in funzione di eventuali trasbordi aerei, tenete inoltre conto che le batterie vmount e gmount essendo standard mondiali è semplice affittarle quando vi serviranno in loco, a prezzi molto contenuti.

Soluzione F :
Blackmagic stessa ha progettato e distribuirà ad Agosto 2019 un battery grip come quello delle macchine fotografiche che potrà offrire ben 2 ore di autonomia con batterie fnp sony, molto diffuse per alimentare monitor e luci per i filmaker.

Battery grip Pro

  • no cavi volanti esterni
  • batterie ultra standard per uso
  • si aggiunge e toglie facilmente
  • aggiunge superficie per tenere correttamente la camera nel run & gun

Battery grip Contro

  • un altro tipo di batteria da aggiungere alla collezione
  • un altro caricabatterie da aggiungere alla collezione
  • aumenta il peso della camera
  • aumenta la dimensione della camera e la sbilancia in caso di uso con Gimbal
Audio

La blackmagic pocket4k possiede due microfoni stereo per la registrazione di audio ambientale, che possono essere usati facendo attenzione a come uno tiene la camera, perchè sono posizionati esattamente ai lati della camera e quindi ogni “tocco” sulla camera produrrebbe dei suoni e disturbi di vario tipo, come accade su ogni camera con Microfono superficiale.

In aggiunta abbiamo due ingressi audio, un jack da 3.5 mm classico come molte dslr e un Mini XLR.

Il jack da 3.5mm è un ingresso sia mic che Line In, quindi a seconda che si mandi un audio amplificato o un microfono si avranno risultati differenti, si deve nel menù scegliere l’impostazione corretta o all’interno della camera la registrazione sarà bassissima come loudness. Un Mic In verrà amplificato, mentre un Line In si aspetta un audio già amplificato da un amplificatore esterno.

L’ingresso MiniXlr Bilanciato Stereo è la soluzione più professionale e utile nella registrazione interna dell’audio della camera.

Quando si parla o si cerca informazioni relative a questo connettore si possono trovare diverse sigle, quello che interessa ai possessori della Pocket4k è il TA3 (3 pin) con suffisso relativo alla tipologia F (female = femmina) M (male = maschio).

La camera dato che riceve il segnale possiede il connettore femmina e il cablaggio che andremo a collegare essendo la parte “hot” è il maschio, quindi dobbiamo avere un cablaggio che sia da un normale microfono a MiniXLR maschio per la camera; se invece usciamo da un altro dispositivo ricordiamo che il cablaggio in ingresso deve essere un MiniXlr maschio (per entrare nella camera che ha una femmina) e dall’altra parte ci sarà quel che ci sarà, da un semplice jack da 3.5, da 6.5 etc.

Personalmente acquisto molti cablaggi custom da un maker Inglese Cable me, ce ne sono tanti, mi sono trovato bene con lui.

Zuppa di codec 3 controrumors pro Apple e pro Microsoft

In passato con precendenti articoli dedicati ai codec dei sistemi operativi, ho parlato di conoscenze di base con Zuppa 1, di come non serva installare codec esterni per montare in Zuppa 2, ho parlato dei Digital Intermediate in Flussi Digitali, e di codec Audio in Ac3 siamo a piedi, oggi siamo qui a chiarire un fatto che recentemente ha creato un certo numero di rumors, di chiacchiere da bar inutili, e soprattutto preoccupazioni ingiustificate, ovvero l’annuncio di Apple che dai sistemi operativi dopo Mojave, 10.14, non saranno più supportati i codec Cineform, DnxHr, e altri considerati obsoleti.

Facciamo un paio di semplici domande: oggi sono supportati? NO!!!
come si può leggere sui formati supportati da FinalCutProX sulla pagina di Apple.

Ma ovviamente saranno supportati dal sistema operativo? NO!!!
Nè Apple Osx, nè Windows da Xp all’ultimo Win10 supportano tali codec.

Quindi ci sono pagliacci in giro che parlano a vanvera spaventando e mettendo rumors inutili e inutilmente provocatori? Si purtroppo questa è la verità….

la premessa

Da infiniti anni, i sistemi operativi avevano il supporto per un numero limitato di file e di codec multimediali implementando al loro interno codec necessari per vedere tali file dalle utility di sistema, nel tempo i diversi codec si sono ridotti notevolmente a pochi codec, e molti non sanno, che spesso erano stati installati da applicazioni di terze parti, ad esempio Windows non ha mai pagato le royalties per la lettura dei film in Dvd, codec mpg2, quindi senza l’installazione di un player dvd il lettore multimediale di windows non era in grado di leggere nessun dvd, dava errore dicendo Codec non supportato, ma nessuno ci faceva caso perchè leggeva i dvd da… un player dvd, quindi installando il programma si installavano i codec nel sistema.

Sia sotto Windows che sotto Mac la maggior parte dei codec video è sempre stata aggiunta come terza parte, e spesso anche se supportati direttamente esistevano codec di miglior qualità (la tedesca MainConcept ha fatto business su questo prima di vendere i suoi codec a Adobe).

Chiunque abbia lavorato nel video negli ultimi 20 anni conosce l’innumerevole quantità di codec, pacchetti, varianti di codec ha dovuto installare per supportare una o l’altra camera durante l’editing video.

Oggi girando prettamente in h264 e varianti, tutto sembra per magia supportato e quindi tutto compatibile (che poi non è vero perchè h264 a seconda del decoder software hardware può essere letto con piccoli errori e differenze qualitative).

La realtà, oggi 1 dicembre 2018

Apple con il sistema operativo successivo a Mojave abbandonerà completamente il framework Quicktime 32bit, e completerà il passaggio iniziato anni fà a AvFoundation framework 64bit, con il risultato che tutti i software collegati al vecchio framework smetteranno di funzionare.

Cineform, dnxHD/Hr e molti altri codec erano implementati nel sistema installando esternamente delle risorse che si appoggiavano al vecchio QuicktimeFramework.

Ora noi abbiamo un problema? No, la situazione è come era prima, perchè si implementavano i codec come terze parti nel sistema per vedere da finder o da altri programmini i filmati, ma i software importanti implementano internamente i codec senza dover dipendere dal sistema, come ho spiegato negli articoli zuppa di codec precedenti.

Un buon flusso di lavoro prevede che tutto il lavoro sia fatto in modo ordinato ed efficiente tramite i software di ingest ed editing, per fare una rapida cernita del materiale, introdurre tramite metadata le informazioni di lavoro, e organizzare il materiale copiandolo, transcodificandolo e gestendolo senza dover passare per il sistema operativo.

Per chi ancora vuol passare per il sistema operativo, basterà che usi una qualunque applicazione come VLC che include già tutti i codec per leggere i file, anche se si lavora in ambito montaggio e post ha più senso usare software di lavoro per vedere il materiale e giudicarlo, che usare player di sistema o altri elementi che possono alterare, mostrare il materiale nel modo non corretto.

La realtà, oggi 11 dicembre 2018

Apple ha trovato un accordo con Adobe riguardo il prores, e nelle nuove release di Adobe Premiere, After Effects, MediaEncoder etc potranno scrivere file in prores anche sotto Windows, a dimostrazione che si vogliono estendere le possibilità e non chiudere come tanti affermano.

Supporti questi sconosciuti, quanta velocità mi serve?

Troppe volte sento parlare e leggo di problemi di registrazione dei file, sia fotografici che video, associati a bestialità tecniche incredibili, sia perchè c’è tanta disinformazione, sia perchè spesso sono argomenti affrontati con molta superficialità, che causa problemi lavorativamente.

La cosa inquietante è che spesso anche le aziende non sono preparati per rispondere a domande banali, conservo ancora una email del supporto tecnico di una nota Azienda riguardo alla richiesta di un elenco di SD certificate per la registrazione del flusso dati 400mbits della loro camera, l’avranno testata in qualche modo visto che facevano uscire i video dimostrativi, ma nessuno mi sapeva dare elenco di card certificate per ottenere tale risultati, e di sicuro non spendo centinaia di euro in schede inutili per fare i test al posto loro, come suggeritomi dall’assistenza.

Perchè mi serve avere un supporto veloce e cosa accade quando uso un supporto più lento di quello necessario?

Quando stiamo scattando una fotografia, stiamo girando un video, stiamo creando dati che passano attraverso 5 diversi possibili colli di bottiglia:

  • Dimensione buffer interno della camera
  • Controller di registrazione della camera (supporto o no di schede veloci UHS-II etc)
  • Dimensione buffer esterno della scheda (prima della scrittura sulle celle il controller spesso ha un buffer di passaggio per liberare quello della camera)
  • Controller di registrazione della scheda (la gestione delle celle viene fatto da un controller che registra direttamente i dati o spesso li comprime per accelerare il trasferimento).
  • Qualità celle che mantengano la stessa velocità di scrittura per tutte le celle, molti supporti dopo aver riempito in modo casuale la metà delle celle rallentano perchè hanno mappato male i dati e devo “trovare gli spazi liberi”.

Dato che con la scelta della scheda stiamo influenzando buona parte di questi elementi di gestione della velocità di scrittura dei dati, è importante fare la scelta giusta, perchè se il supporto scelto è quello ottimale avremo una serie di vantaggi:

  • registrazione alla massima qualità dei video
  • registrazione al massimo bitrate dei video (non sempre coicide col primo punto, ma ci sono vantaggi e differenze in questo)
  • registrazione di raffiche di fotogrammi più lunghe
  • reattività della macchina a scattare nuovamente dopo aver scattato i primi fotogrammi

Al contrario se il dispositivo non è adeguato possiamo incontrare i seguenti problemi:

  • limiti di durata dei video alla massima qualità/bitrate (dipende dal buffer interno, normalmente si parla di pochi secondi se la scheda non è adeguata), si prevede perchè sempre stesso intervallo.
  • se la scheda è discretamente veloce, possiamo avere interruzioni della ripresa video dopo un tempo X (buffer che si riempe ma non abbiamo feedback può essere anche dopo minuti di registrazione) non prevedibile.
  • tempi di attesa più o meno lunghi dopo lo scatto per attendere che sia scaricato il buffer
  • lo scarico del buffer della raffica richiede secondi e quindi non si può scattare nel frattempo
  • raffiche brevi perchè il buffer della camera si riempe subito
come scelgo la card giusta?

Il primo limite nella scelta delle card sta nel fatto che i produttori spesso offrono dati confusi e tendenziosi per ingannare l’acquirente occasionale, fornendo sigle e indicazioni poco chiare o spesso indicanti solo di parte dei dati:

  • SD Secure Digital fino ad un massimo di 2gb
  • SDHC Secure Digital High Capacity dai 4 ai 32 gb
  • SDXC Secure Digital eXtended Capacity da 64gb a 2 tb
  • Classe 2 scrittura a 2 mb/s
  • Classe 4 scrittura a 4 mb/s
  • Classe 6 scrittura a 6 mb/s
  • Classe 10 scrittura a 10 mb/s
  • SD UHS Speed Class-I U1 scrittura garantita a 10 mb/s per tutta la capacità della scheda
  • SD UHS Speed Class-I U3 scrittura garantita a 30 mb/s per tutta la capacità della scheda
  • SD UHS Speed Class-II U1 e U3 scrittura garantita da 150 mb/s a 312 per tutta la capacità della scheda
  • SD Video Speed Class nuova categoria per la registrazione video con garanzia di prestazione V6 (6 mb/s), V10(10mb/s),V30 (30 mb/s), V60(60mb/s),V90 (90 mb/s)

Spesso quando si vedono le velocità scritte sulle schede si parla delle velocità di lettura, non di scrittura, che non ci interessano per la scrittura dei file in ripresa.

Entrambe sono SDXC Classe 10, U3

la prima legge a 95 mb/s ma V30, quindi scrive a 30 mb/s

la seconda legge a 300 mb/s ma scrive fino a 260mb/s.

Quindi è importante saper leggere le sigle, verificare le vere velocità di scrittura delle schede SD per evitare sorprese durante il lavoro.

come scelgo l’ssd giusto?

Oggi diverse camere usano gli ssd per la registrazione dei dati, o tramite adattatori CF2 to Esata trasferiscono i file su SSD. Le stesse regole delle schede SD valgono anche per le CF e gli SSD, anzi ci sono anche più pericoli nascosti, perchè spesso le velocità dichiarate sono farlocche, ovvero ottenute solo tramite trucchi hardware, ma solo nel momento in cui lavorano su un computer, mentre nel momento in cui sono connesse con un sistema di registrazione diretto questi elementi non funzionano.

Troppi utenti trascurano il fatto che dentro gli ssd ci sono dei controller, dei buffer, e spesso trucchi per raggiungere velocità di picco che non saranno mai mantenute durante la registrazione di file continua.

I produttori di ssd spesso cambiano le memorie interne degli ssd senza cambiare le sigle, per cui dischi ssd testati l’anno scorso contengono memorie diverse, meno efficienti, meno rapide di quelle testate in passato.

Inoltre a seconda del controller, del tipo di disco, delle memorie la velocità può essere costante durante il riempimento del disco, oppure mentre si riempe il disco, dopo la metà può essere anche meno del 30% del valore dichiarato.

Ogni disco è una storia a sè, le diverse taglie di un disco offrono prestazioni diverse perchè cambiano i controller, il tipo di memorie, e spesso anche il modo con cui vengono riempiti i dischi, per cui ci possono essere ssd da 256 gb poco efficienti, ma lo stesso disco in taglio da 1 tera è perfettamente utilizzabile e compatibile con le più alte velocità di scrittura.

Ovviamente i produttori di ssd testano gli ssd per usarli nel computer e quindi non è illegale dichiarare determinate performance, perchè su computer possono raggiungere 480 mb/s quando in realtà collegati ad una normale interfaccia sata rendono al massimo 130/140 mb/s costanti, perchè il resto delle performance sono picchi ottenuti con la compressione dati e col trasferimento da un controller all’altro.

Per queste ragioni le liste di supporti certificati sono molto brevi e limitate a determinati marchi, dischi, e taglie particolari di suddetti dischi.

MAI SUPPORRE O FIDARSI DELLE INDICAZIONI TECNICHE

acquistare sempre i supporti certificati dalla casa madre della camera, e/o verificare il supporto prima di un lavoro con riprese multiple, sia con ripresa continua fino a riempire il disco, riprese alternate, accensioni e spegnimenti camera etc etc.

Ho avuto esperienze di dischi che per velocità dichiarate avrebbero dovuto supportare registrazioni raw continue, mentre in realtà faticavano con registrazioni in formati DI di alta qualità perchè erano solo velocità di picco e nulla di costante.

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