Carlo Macchiavello

Tutto è possibile

Le batterie e l’ecologia

Da buon genovese sono stato cresciuto guardando sul lungo termine di ogni tipo d’investimento, e come filmaker e non solo, ho sempre notato una cosa orribile, la scarsa durata delle batterie.

Ogni prodotto moderno dai recorder digitali ai giocattoli per bambini utilizza diversi tipi di batterie, elementi fondamentali per il suo funzionamento, ma produce una quantità d’inquinamento MOSTRUOSO!

Molte persone non sanno che esistono batterie ricaricabili praticamente di ogni tipo, tranne le batterie a pastiglia, quindi possono ridurre in modo sensibile l’inquinamento mondiale. Ma se non sono convinti di questo, ho stilato un piccolo elenco dei vantaggi delle ricaricabili:

  • possono accumulare più energia delle batterie normali
    immaginiamo la classica stilo da 800 mAh, le ricaricabili possono essere da 2500 mAh.
  • possono essere ricaricate molte volte (più di un centinaio),
    con un buon caricabatterie che gestisce la scarica e ricarica che ottimizza l’uso delle celle.
  • costo batteria + energia di ricarica genera un costo di gran lunga inferiore all’acquisto delle batterie non ricaricabili.
  • le ricaricabili sono normalmente di qualità e marchi noti che garantiscono una maggior sicurezza ambientale e non solo.
  • le batterie ricaricabili possono essere smaltite con un minor impatto sull’ambiente.
  • le ricaricabili non si lasciano nei prodotti, minor rischi di abbandonare le batterie nei prodotti.
  • maggiori sigilli per evitare fuoriuscite degli acidi rispetto alle classiche,
    vedi le immagini dell’articolo, di un mio recorder danneggiato dalla fuoriuscita dall’acido un anno prima della scadenza della batteria.
  • non si devono accumulare tante batterie in casa nel dubbio che si rimanga senza batterie.

L’unico elemento da superare è quello della pigrizia di mettere a ricaricare le batterie, ma sapete che potete proteggere l’ambiente e il futuro nostro e dei nostri figli.

 

Nel dubbio ho deciso di fare un piccolo elenco delle batterie ricaricabili che ho avuto modo di sperimentare, e i caricabatterie che utilizzo per mantenere al meglio le stesse.

Batterie stilo e mini stilo

Panasonic Eneloop da 2500 mAh AA

Panasonic Eneloop da 2500 mAh AAA

efficienti, veloci in ricarica e durata semi infinita, già verificate 200 ricariche.

Batterie TOrcia e mezza torcia e 9volt

Duracell Torcia

Duracell Mezza torcia

Duracell 9volt

Per tutte le altre esigenze di alimentazione di altri prodotti.

Purtroppo non ho ancora trovato le batterie a pastiglia ricaricabili, e molti giocatti, purtroppo, stanno usando ancora questo tipo di batterie, magari in “batteria” dove avrebbero potuto usare delle classiche stilo.

Normalmente utilizzo questo tipo di caricabatterie per ottimizzare la scarica e ricarica delle batterie.

Technoline bc700
per ricaricare le batterie stilo, eseguire test, scaricarle e rigenerare le celle di batterie semi esaurite

 

AnsMann doppio caricatore 9V

Se si vuole ricaricare le batterie da 9v rapidamente e con comodità, queste batterie spesso sono presenti dentro i microfoni radio.

 

Ansmann Powerline Caricabatterie Multiplo

si carica ogni tipo di batteria, sia da corrente fissa che da automobile, con uscita USB per ricarica multipla per dispositivi USB.

Ac3 quella sciocchezza che ci ha lasciato tutti a piedi…

Dolby, la grande casa che produce gli standard di altissimo livello dell’audio, ha sempre dato in licenza a software e sistemi operativi la decodifica del codec Dolby AC3.

Moltissime sono le telecamere, le fotocamere che registrano in l’audio in AC3.

I lettori da tavolo dvd e bluray hanno al loro interno un decoder AC3

La maggior parte dei miei dvd e molti bluray hanno l’audio in AC3, ed è ottima cosa vista la qualità dell’audio, solo da poco soppiantata dalle nuove tecnologie sempre di Dolby, tutti questi prodotti si sono sempre vantati di usare AC3, peccato che…Nessuno sapeva che erano tutte licenze a tempo, scadute nel 2018 …

I primi segnali sono arrivati da Adobe alla fine dell’anno scorso, quando l’ultimo update della CC2017 nascondeva la bomba, se voi aprivate le note di rilascio potevate leggere che quell’ultimo upgrade NON correggeva bug, NON aggiungeva nulla, e più piccolo… TOGLIEVA il supporto di lettura e scrittura del codec Dolby AC3, ma tranquillizzava dicendo che comunque il sistema operativo lo supportava quindi non sarebbe successo nulla…

Milioni le persone che si sono ritrovati dalla sera al mattino con progetti muti, perchè stavano ancora usando un sistema operativo stabile (windows seven), e non uno dei tanti Working in progress (da win 8 a win10) che ogni 5 giorni installano e disinstallano codice quasi a caso (sul mio portatile di sicuro visto che prima installano, poi rimuovono accorgendosi che non è compatibile quel codice con l’hardware, ma non si scusano neanche per i 43 minuti persi tra download upgrade downgrade che io ho perso), e di AC3 nel sistema neanche l’ombra.

Windows 10 versione 1703 TOGLIE il supporto AC3 dicendo che sono i produttori di software a dover supportare tale codec, e Microsoft non paga la licenza a dolby. Poi stranamente appare sullo store Microsoft la possibilità di acquistare il Dolby codec atomos, chissà se include anche il vecchio AC3?

In questo momento i programmi di lettura dvd e bluray supportano e suppongo paghino la royalties a Dolby introducendola nelle spese di sviluppo, per me non sarebbe un problema acquistare il codec, se fosse possibile, nella mia vita di filmaker ho speso migliaia di euro acquistandone diversi nel tempo, negli ultimi 30 anni ho visto tanti codec non standard o migliori di quelli di default, e non sarebbe strano, ma su prodotti come Adobe mi aspetto che considerata la dimensione del colosso o assorba il costo, o aumenti di 10 centesimi al mese l’abbonamento e bon, non che lascino a piedi tutti gli utenti da un giorno all’anno, la cifra dei 10 centesimi è per guadagnarci sopra, perchè se andate sul sito dolby e guardate cosa costa un multilicenza per 1 o 2 milioni di licenze, perchè di sicuro adobe non comprerebbe una licenza singola, Adobe ci guadagnerebbe anche su questa operazione, ma non sono più così smart da fare operazioni intelligenti come queste, meglio mettere nei guai milioni di professionisti.

Soluzioni?

Se avete ancora Seven NON FATE UPGRADE tanto ormai non serve più. Esiste una soluzioni free che funziona solo per Seven che è AC3 filter, installate una versione 2014 dei prodotti Adobe che leggono ancora i codec dal sistema in modo completo e potete convertire i file con mediaencoder o montarli direttamente con Premiere 2014. Se avete un progetto già fatto trovate il metodo di downgrade in questo articolo.

NON PAGATE, convertite i file, utilizzando programmi free come ffmpeg potete convertire l’audio in non compresso e fare il rewrap del video h264/265 senza perdere qualità.

Potete scrivere un semplice script per fare il rewrap tramite ffmpeg e il terminale oppure usare una delle tante interfacce grafiche, ho scritto un articolo sul rewrap usando una utility gratuita sotto Mac, Media converter, che vi permette di portare a .mov con video identico e audio non compresso i vostri file con audio AC3 senza spendere nulla e avere un audio più gestibile nelle vostre applicazioni in barba a questi meschini giochi di potere.

Per windows non ho esplorato le diverse interfacce per ffmpeg, ma si può scrivere un semplice batch e lanciarlo per convertire in automatico i diversi file.

Torniamo indietro, fosse facile

Oggi molte aziende ci costringono ad essere ostaggi dei loro software, delle loro scelte ma soprattutto dei loro ERRORI!!!
Tempo fà i formati con cui si salvavano i progetti di postproduzione, di montaggio, di grafica avevano un minimo di retrocompatibilità, ma oggi siamo forzati ad usare l’ultima versione del programma altrimenti è impossibile leggere un file realizzato anche solo con una versione successiva.

Il problema nasce dal fatto che oggi più che 10 anni fà gli sviluppatori sono diventati delle vacche (termine italiano, mucche è un volgarismo tratto dal fiorentino ed erroneamente assurto a termine italiano pensando che sia meno volgare del termine vacca) da mungere da un programma all’altro, e quindi oltre ad avere la frustrazione di esere spostati da un programma all’altro, alla difficoltà di dover metter mano ogni 6 mesi a codice non loro e spesso non commentato, si sono impigriti e sviluppano i software sempre peggio.

Spesso sento programmatori che protestano di questa mia denominazione, ma non sanno poi rispondere di fronte all’evidenza di programmi che producono sempre più errori e problemi riversando sull’utente finale il problema di esportare il lavoro finito in condizioni decenti o combattere con tutti i bug che fanno chiudere il programma mentre uno lavora.

Molte aziende tolgo la retrocompatibilità con la scusa che nelle versioni vecchie mancano certe funzionalità, io rispondo che se nei programmi nuovi funzionassero le vecchie funzionalità, non avrei motivo di fare dei downgrade per completare il mio lavoro…

Comunque oggi vediamo un modo poco evidente di fare downgrade di progetti, per due software Adobe : After Effects e Premiere

After effects per fortuna prevede aprendo anche nella 2018 di andare su file / salva con nome
e presenta sia la versione 2014 che la cc. Non è un caso della scelta di questi due formati, infatti con la 2014 Adobe ha concluso lo sviluppo di diversi addon e software sia per Premiere che AfterEffects, ha smesso lo sviluppo multiprocessore e multicore, quindi se aprite After 2015 e lo vedete più lento, ecco spiegato il motivo…
La versione CC prevede di salvare anche per CS6, in modo da poter essere compatibili con i progetti realizzati in passato e poter collaborare con chi ancora ha deciso di continuare con un prodotto che aveva raggiunto la sua stabilità produttiva sia in stabilità che velocità.

Premiere è un programma per montatori, quindi ovviamente meno complesso di un programma di compositing, per questa ragione Adobe ha preferito evitare questa trafila, non permette proprio il salvataggio per le vecchie versioni del programma Premiere…
Esiste un trucco per ripristinare la compatibilità, un trucco banale e semplice, ma pochi lo conoscono :

Il file di premiere è un xml compresso con Gzip, quindi è possibile editarlo con un banale editor di testi. Di default un file Premiere viene salvato con estensione “prproj”, ma rinominandolo “.zip” sarà possibile scompattare e leggere il file di testo contenuto in esso. Aprendolo con un editor xml o di testo che non alteri il formato, dal semplice text edit di windows all’editor di testi del mac, basta cambiare nella quarta riga la voce finale di version al valore 1, da

<Project ObjectID="1" ClassID="62ad66dd-0dcd-42da-a660-6d8fbde94876" Version="33">

a

<Project ObjectID="1" ClassID="62ad66dd-0dcd-42da-a660-6d8fbde94876" Version="1">

in questo modo all’apertura premiere penserà che sia un file del primo premiere, leggerà tutto quello che può interpretare e scarterà le voci non conosciute, permettendoci di aprire il file in ogni versione di premiere windows e mac.

 

Importante è rimettere (senza ricomprimere non serve e se non usate gzip darà errore) l’estensione “.prproj”.

Una informazione banale ma non troppo è che il sistema cloud prevede di installare le vecchie versioni dei pacchetti, ma non in contemporanea, il che comporta diversi disagi e tempi pressochè infiniti, ammenochè… voi non torniate indietro nel tempo e utilizzate i metodi vecchia scuola, ovvero l’installer…

apparentemente Adobe non rende disponibile direttamente gli installer dei vari pacchetti della cloud, ma per fortuna esiste un sito dove abbiamo la possibilità di trovare i link ufficiali sul sito Adobe per scaricare le diverse versioni dei programmi della suite Cloud.

Ennesimo errore di Blackmagic la Pocket 4k

E’ incredibile come l’azienda australiana Blackmagic Design non impari dai suoi errori, a settembre inizierà a distribuire la pocket 4k, una cinema camera delle dimensioni di una DSLR ma con una serie di difetti incredibili per il 2018 …

  • Non ha un monitor posteriore articolato, difetto della maggior parte delle DSLR Canon e Mirrorless Sony, ma su una macchina che costa la metà o un terzo delle suddette è inaccettabile.
  • Non ha un modulo wifi, è fondamentale per poter scaricare immediatamente le foto e i video per condividerli sui social.
  • non registra formati altamente compressi e di basso campionamento colore, come tutte le altre dslr e mirrorless, si ostinano a usare solo formati di alta qualità che occupano un sacco di spazio poco costoso…
  • ha un sensore piccolo 4/3, non sfuocherà come i sensori grandi (solita stupidaggine degli ignoranti, al contrario porta meno diffrazione a diaframmi chiusi).
  • non utilizza batterie proprietarie, ma delle comuni Canon LP-E6
  • non ha l’autofocus continuo come le telecamere da 3-4k
  • non ha gli ND integrati, come tutte le macchine fotografiche fino ai 10k e la maggior parte delle telecamere nella fascia dei 2-3k
  • non ha solo un jack da 3,5 mm come tutte le camere ma anche questo strano miniXLR che mi costringe a comprare un cavo nuovo e più spesso per registrare l’audio.
  • posso registrare anche via usb c ma mi devo organizzare con un box e un hd esterno, che scomodo…

Che stress questi di Blackmagic, pensano che per accontentarmi possano bastare a meno di 1300 euro:

  • Davinci resolve Studio (300 euro di valore)
  • 13 stop di gamma dinamica
  • sensore 4/3 su attacco m4/3 (compatibilità sia meccanica che elettronica)
  • sensore Dual Iso fino a 25600 iso di qualità come la gh5, ma registrando questo segnale in Prores 10bit o raw a 12bit
  • Blackmagic Color science 4
  • 4k dci fino a 60fps
  • 2k fino a 120 fps
  • registrazione sia in rec709 che log con supporto di 3d Lut per la simulazione in camera
  • uscita hdmi full size e uscita cuffia 3,5mm
  • ingresso bilanciato mini XLR, mic In 3,5mm
  • bluetooth per controllare via app la camera
  • registrazione Prores 10bit o raw a 12bit su SD, CF, USB-C verso un qualunque dispositivo che sarà riconosciuto come supporto
  • monitor di 5 pollici ultra luminoso
  • corpo in policarbonato per essere ultra leggera ma rugged per lavorare al meglio nelle peggiori condizioni

Insomma praticamente un giocattolo, meglio una qualunque altra macchina che non spreca spazio salvando solo in h264, ha il wifi per caricare a .8 mpixel video su instagram e ha un Brand di cui si può dire che se ne è  xxxxx, scegliete voi un titolo che sia di moda dopo quello degli Ambassador 😀
Naturalmente questo post è ironico, ma trovo ridicolo che molti utenti si lamentino ancor prima di vederla dal vivo, che sia uscita sul mercato, di problematiche che hanno quasi tutte le altre camere, che magari costano il doppio o il triplo del prezzo di uscita.

Ti esporto il file originale… magari in raw

In un mondo dove tutto viene definito “liquido” perché di moda, e non perché la musica, i video, i generi sessuali siano diventati dei fluidi semplici o newtoniani (questa battuta la possono capire in pochi, dovete essere geek o nerd like me, o amare TheBigBangTheory), ho pensato di scrivere due righe sulla superficialità moderna dei passaggi di dati.

Lo spunto di questo articolo nasce da una telefonata sfogo di un amico, che mi raccontava di come un cliente abbia pensato di scavalcarlo, usando una preview di WhatsApp facendola convertire in DCP per il cinema e asserendo che si vede bene, pur di risparmiare la spesa della conversione dal master non compresso… ora se il cliente non vede la differenza, mi spiace per il mio amico, ma sono contento che lo perda come cliente, perché non è in grado né di apprezzare il lavoro del mio amico, professionista da quasi un paio di decenni per il video, né comprende il valore di ciò che gli veniva offerto da questa persona (specialista nel colore e vincitore di un David per la CC).

Per chi è del mestiere quello che ho scritto qui sopra fa venire i brividi, ma troppe persone, anche persone di un certo calibro, non sono in grado di percepire e distinguere la qualità, il lavoro che sta dietro a ciò che fruiscono, il concetto moderno è :”purché si veda” purché si senta”.

Un file video ha delle caratteristiche di risoluzione in pixel, di informazioni colore, numero di colori disponibili, uno spazio colore nel quale viene riprodotta l’immagine, un audio con caratteristiche specifiche di campionamento, dettaglio del suono, dinamica etc.

Ogni elaborazione può o non può conservare tali informazioni, se non trattate in modo adeguato ci sono dei decadimenti più o meno evidenti delle informazioni, ci sono perdite non apprezzabili dalla maggior parte delle persone, perdite relative a differenze di colore, di gamma dinamica, di sfumature sonore, mentre altri tipi di decadimenti sono più evidenti. La cosa impressionante è che nel tempo la sensibilità a determinati difetti è decaduta, in funzione dell’esposizione a immagini o musica di basso livello, mentre si è alzata la sensibilità a vecchi difetti dei nastri, che prima erano scontati e quindi ignorati dal cervello, mentre oggi sembrano difetti inaccettabili.

per alcune persone questa immagine da nastro con definizione scarsa con sfuocatura orizzontale è inaccettabile, ma sono abituati a vedere un altro tipo di immagini difettose da download illegale o streaming difettoso e non se ne lamentano. Tutto questo perchè il digitale terrestre, con la sua mancanza di una cache da 5cent comporta difetti, freeze frame e blocking assurdi, lo streaming e il download selvaggio hanno abituato le persone alla bassa qualità, quindi l’abitudine comporta una accettazione del livello qualitativo e l’incapacità di distinguere una buona immagine da una immagine di scarsa qualità.

Di recente sono usciti dei bellissimi Bluray4k da dare in pasto a splendidi televisori 4k, peccato che ad una veloce analisi su IMDB, il riferimento ufficiale del cinema, tutti questi film quando andava bene sono stati ripresi in 2,7k con Alexa, e masterizzati in 2K per il cinema, quindi dubito fortemente che abbiano rifatto i master, i compositing e i rendering 3d solo per dei bluray4k che nessuno sta comprando… e anche se avessero fatto un mastering per il 4k, la sorgente non lo era, ma tanto nessuno lo potrà notare… il perchè l’ho spiegato in un altro articolo, ma questo discorso per iniziare a riflettere su come tutto sia relativo.

Parliamo della musica? gli amanti del vinile e dell’audio assoluto… ma loro hanno idea di come siano stati creati quei vinili? se sono prodotti vintage ok, ma se sono prodotti moderni sono stati immessi in sistemi che hanno tagliato le frequenze registrando in digitale con un campionamento medio alto, tanto chi ascolterà questo materiale lo farà passare per amplificatori che rielaborano il segnale, riempiendo i buchi, oppure più banalmente la fonte sarà un mp3 scaricato da youtube, ascoltato poi con cuffiette su cellulare, e quindi…

Ironicamente è inaccettabile per molte persone sentire il fruscio di un vecchio nastro, ma va bene un file compresso in cui sono state massacrate le frequenze, in cui mancano completamente determinate parti del segnale, nel caso di strumenti musicali sembrano assenti certi strumenti perchè tagliati fuori dalla compressione.


Page 1 of 20

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén

Translate »