Tutto è possibile

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Riflessione tecnica e/o analisi tecnica

PD MOVIE – LIVE AIR 4 SMART

Da qualche anno sono interessato ad un sistema per aggiungere un sistema di Autofocus alle mie Blackmagic, ma l’unico prodotto disponibile era il kit DJI Focus Pro più che completo, ma anche fuori budget, visto che il costo era molto alto, quasi quanto la camera su cui l’avrei messo, quindi era più economico cambiare la camera. 

Dopo aver visto il PD MOVIE Live Air 4 Smart, visto che l’investimento poteva essere congruo con i vantaggi ho deciso di fare la prova e ordinare il prodotto in questo momento di sconti e offerte varie che mi offriva sotto i 300$ il kit completo, follow focus BT e in regalo un bel Mattebox pensato per montare il motore su di esso e slegarlo quindi dal corpo macchina [idea buona con le lenti prime meccaniche che hanno il fuoco morbido, non applicabile con le lenti zoom o elettroniche in mio possesso].

Cosa è :

un sistema con tre sistemi di misurazione Lidar per la misurazione della distanza soggetto – lente, a seconda dello scenario si può passare da poche decine di cm a decine di metri. Se ben impostato è un interessante sostituto ai classici sistemi di messa a fuoco e anche in low light si comporta bene.

Cosa non è :

la soluzione a ogni situazione di messa a fuoco critica con soggetti che si sovrappongono, movimenti fuori dal raggio di azione, o con troppi soggetti in movimento (in quei casi comunque anche i classici autofocus hanno difficoltà a gestire quel tipo di scenari, tranne con Soggetti pre acquisiti negli autofocus predittivi AI).

Quali sono i punti deboli :

Non è guidato da ai, quindi dipende dove si pongono i soggetti nel raggio lidar, la posizione del sistema e come viene montato è la chiave del suo buon e cattivo funzionamento. 

Quali sono i vantaggi di questo prodotto :

la precisione e il metodo di cambio fuoco sono controllabili e parametrizzabili per ottenere effetti di cambio fuoco controllati, con diverse velocità di cambio nella messa a fuoco, tempi di reazione per il cambio di fuoco, distanze da gestire, e anche l’uso ibrido di due lidar combinati per passare attraverso i diversi scenari di utilizzo

Quali sono gli scenari adatti a questo oggetto :

Quando si monta su gimbal una camera con lenti meccaniche, camera in movimento costante con soggetti in continuo movimento, o riprese in lowlight. Preferibilmente in situazioni controllate dove eventualmente si può ripetere la scena e non si rischia in caso di errore di fuori fuoco. 

Personalmente non lo userei su una cerimonia o simili dove un errore del genere non sarebbe recuperabile, o per lo meno non a TA ma con un diaframma che mi permetterebbe il recupero.

Quando è preferibile non usarlo :

Quando si pensa di fare continui cambi di lenti può essere scomodo, a seconda di dove si è montato il prodotto, lo si deve riposizionare sul sistema di rig, o se sulle lenti tramite mattebox dedicato, lo si deve allineare.

Di suo può memorizzare la calibrazione di 5 lunghezze focali/lenti, quindi in un set classico di lenti, o zoom, una volta fatta la calibrazione basta solo ottimizzare il montaggio smontaggio delle lenti.

Nel caso degli zoom si deve sempre tener conto della struttura costruttiva della lente, dove è la ghiera di fuoco e se rimane costante come posizione al cambio della focale, alcuni zoom hanno il fuoco sulla parte esterna della lente, e si allungano spostando tale zona avanti e indietro

Cosa è utile sapere quando lo si usa e come prevedere il comportamento (problematiche relative a tutti gli strumenti lidar) :
  • il meglio viene espresso con lenti prime con messa a fuoco meccanica, lunga e costante, che offre la massima precisione
  • la morbidezza della ghiera del fuoco può influenzare la reattività del sistema.
  • se la ghiera di messa a fuoco non è lineare (tot gradi = tot cambio di distanza messa a fuoco) la precisione di passaggio può risentirne
  • se si usando degli zoom si deve tener conto che o sono parafocali oppure non è possibile fare una sola calibrazione per tutte le focali.
  • le lenti devono avere una messa a fuoco con hard stop, usare lenti che hanno un sistema di fuoco infinito (elettroservito) può creare degli errori che nel tempo si amplificano.
    Una soluzione è quella di introdurre degli anelli ghiera con hard stop incorporati.

Come si usa e come funziona il cambio opzioni

questo strumento ha un bottone che accende e spegne il prodotto, e stile alfabeto morse, se si preme una, due fino a 5 volte di seguito, oppure punto linea (pressione veloce, pressione prolungata) possiamo passare da un parametro all’altro e da una opzione all’altra. 

Le opzioni attive vengono indicate da due luci frontali, che a seconda dei colori, del tipo di lampeggio, indicano il setup del dispositivo. 

Per alcune persone può essere frustrante dover ricordare le diverse opzioni etc a memoria, ma a parte l’esercizio mnemonico, che fa sempre bene, significa che si possono cambiare rapidamente le opzioni senza dover guardare display e anche alla cieca si lavora senza problema. 

come funziona? quali opzioni possiede?

Questo strumento include tutto nel corpo principale, sia i tre lidar che il motore per guidare la lente. Si decide che tipo di messa a fuoco si vuole usare decidendo quale lidar usare, in funzione dei gradi di angolo di proiezione su 4-16-28 gradi  e da li si ottiene un comportamento differente del sistema.

il Lidar 28 è un’area di 28 gradi per la messa a fuoco da vicino, un’area centrale sul quale il sistema analizza il movimento interno all’area.

il Lidar 16 è una linea centrale che serve a mantenere a fuoco una persona o un soggetto in movimento in un range di qualche metro.

Il Lidar 4 gradi è un punto che analizza la posizione del soggetto fino a qualche decina di metri. 

La cosa interessante è che si può abilitare il sistema Hybrid che passa tra due tipi di Lidar in automatico a seconda della distanza del soggetto, cosi che sia più semplice mantenere il fuoco da vicino a molto lontano anche con soggetti in continuo cambio di distanza.

Attenzione a non fare il mio errore iniziale, pensando che si debbano usare i tre lidar in funzione della distanza, ma semplicemente in funzione del tipo di soggetto da seguire, si sceglie se far si che il sistema cerchi più in modo ampio e random, oppure in modo più controllato, ad esempio qui si può vedere come il sistema da 4 gradi vada bene per seguire solo un soggetto da molto vicino a lontano.

Quali sono stati i miei errori?

cosi non li fate anche voi

Primo errore è stato usarlo su lenti fotografiche, dove la corsa del fuoco non è lineare e quindi la gestione di controllo del fuoco ad inseguire già non è semplice.

Secondo errore è stato come montarlo, PD Movie da per scontato che si monti su lenti Prime con ghiera di fuoco vicino alla camera o vicino alla filettatura dei filtri, come tale ha sviluppato diversi accessori per montare il motore nel posto corretto, ma con la maggior parte delle lenti fotografiche ci si trova o nel posto sbagliato o a una distanza tale dal punto di montaggio, che crea una possibile torsione tra mount e punto di appoggio, introducendo errori di trasmissione della messa a fuoco.

La mia soluzione è stata montarlo su un doppio Rod da 15mm montato sotto la camera, con blocco distanziatore, in modo che ottengo più vantaggi:

– montaggio sicuro senza torsione
– montaggio ripetibile su lenti con ghiere fisse
– adattamento a diverse lenti, sbloccando e ribloccando il sistema che scorre solo su asse Z e non si altera negli altri punti, in modo da avere la possibilità di passare attraverso le 5 focali memorizzate, anche su lenti diverse e di forme diverse, a patto che le ghiere siano dello stesso diametro, cosa che mi sono premurato di avere/fare, dato che me le sono create io con la stampa 3D.

Terzo errore [compreso dopo un po’ di prove] è stato pensare che i diversi Lidar siano relativi solo alla distanza soggetto lente, mentre in realtà si tratta di collegare lo scenario con il tipo di Lidar e l’analisi delle distanze che vogliamo ottenere

Quarto errore è stato essere poco attento dove mettere il target per la calibrazione all’inizio. Dato che la calibrazione serve a far capire la distanza tra soggetto e lente e quindi prendere le misure tra angolo di rotazione della lente, e fuoco relativo, all’inizio avevo appoggiato il target su un oggetto dove Lidar sbagliava prendendo sopra e sotto, quindi anche se precisa la messa a fuoco, era il riferimento sbagliato. 
Un pezzo di nastro carta, lo si mette su un muro e via di calibrazione, tanto se nn si cambiano troppe lenti, si fa le 5 volte che serve per le lenti che abbiamo e via.

Quinto errore è stato trascurare le combinazioni ibrido Lidar, che una volta capito in che area cerca la distanza permette di lavorare in modo interessante con i soggetti.

Sesto errore non scriversi quello che serve… ora ho una nota sul telefono con tutte le combinazioni di luci, di pressioni dei bottoni e note di comportamento dei diversi metodi di ricerca della profondità. Se non si fanno tutti i giorni uso di questi prodotti è umano dimenticare qualcosa o peggio, che la memoria fissa informazioni errate.

Settimo errore non prendermi subito il tempo per fare prove sistematiche e capire bene come funziona, lasciando attivo il focus peaking per il controllo del fuoco e muovendomi nello spazio o su soggetti in movimento, per capire bene il suo modo di ragionare.

Conclusioni

Il prodotto è interessante e per la cifra che costa offre un interessante sistema di autofocus che per chi ha lenti vintage, lenti prime con ghiere, lenti meccaniche è un interessante upgrade. 

Non è un autofocus guidato da AI, quindi non mi aspetto miracoli come soggetti seguiti se entrano ed escono dall’inquadratura, ma anche sistemi più blasonati che ho noleggiato, incontrano i loro limiti in quel tipo di situazioni, o peggio confondono soggetti simili saltando da un soggetto all’altro solo perchè avevano una barba simile ;-D

Per quanto mi riguarda l’unica discriminante è il sistema di setup con il bottone e il sistema punto linea, o lo ami o lo odi, inzialmente lo odiavo, poi ne ho apprezzato l’immediatezza e la comodità.

Ovviamente spero come ho suggerito che aggiungano anche la possibilità di settarlo o leggere il setup dalla app IOS.

Quanto conta un sensore grande?

Da tanti anni, sono annoiato da ciance sulla dimensione del sensore, sul fatto che sia indispensabile avere almeno un full frame (e il cinema è sempre stato fatto col s35 ovvero un aps-c circa come dimensione) altrimenti le immagini sono brutte, non si ha tridimensionalità, non raccoglie abbastanza luce etc etc

Sapete la cosa divertente? che tutti questi miti li ho sfatati negli anni con spiegazioni, prove tecniche di cosa faccia realmente la differenza e cosa cambi la tridimensionalità, gli spazi, la luce… il fatto che c’è chi lavora e chi invece deve prendere le misure…

La cosa triste è che nel 2025 ancora abbiamo questo mito, ma nessuno ha capito quale sia la vera differenza con un sensore più grande, e quale sia l’unica vera ragione per cui un sensore più grande fa la differenza sulla qualità d’immagine, e non è nulla di cui ho parlato sopra.

Il discorso oggi è tornato in auge per il fatto che Blackmagic a lanciato sia la 12k cine che la 17k con sensore da 65mm e tutti a ripetere il solito mantra, ma… c’è un motivo per cui quei sensori sono più grandi, e Blackmagic in questo caso ha solo percorso una strada già nota.

In realtà diverse aziende ne erano consce, per questa ragione le Arri Alexa avevano sensori da 3.5k, in open gate e poi scendevano a 2.7k in ripresa 1.85.

Sony quando fece determinate fotocamere orientate al video come la Sony A7S2 in poi, anche se aveva la serie R (resolution) per il video avevano una serie meno risoluta in rapporto alla dimensione del sensore, e tutto questo non per raccogliere più luce, come in tanti hanno erroneamente scritto, ma per un principio che i vecchi fotografi conoscevano bene e che oggi molti hanno dimenticato : la diffrazione.

 

La diffrazione cos’è e come si calcola

La diffrazione è quel fenomeno ottico per cui data una certa dimensione di piano focale/sensore, data una certa dimensione di foro attraverso il quale entra la luce, esiste un limite fisico non modificabile per cui alla riduzione del foro (diaframma) la luce verrà proiettata in modo non corretto sulla superficie dando adito al fenomeno di Diffrazione, che causerà una immagine meno nitida.

In pratica? in funzione della dimensione del sensore, della risoluzione dello stesso, del valore di chiusura del diaframma, se si chiude più di un tot, l’immagine perderà di nitidezza.

Quindi se alziamo la risoluzione di cattura, a parità di dimensione di sensore, dovremo tenere il diaframma più aperto di un tot, altrimenti l’immagine sarà meno nitida.

Quindi se vogliamo girare in deep focus, dobbiamo tener conto di questo fattore e conoscere quale sia il limite della nostra camera/ottica, altrimenti potremo trovarci in una situazione assurda in cui chiudendo il diaframma ridurremo la nitidezza finale dell’immagine.

E ci sono cascato anche io facendo questa immagine, dove ho chiuso troppo il diaframma.

Mdl Valeria Lariccia

Il criterio di Rayleigh

metodo matematico per dare un numero al minimo dettaglio risolvibile quando un sistema di imaging è limitato dalla diffrazione.

θ=1,22λ/D

Dove θ è in radianti, λ è la lunghezza d’onda della luce verde; .55μm , D è il passo dei pixel; 2,2μm.

Il diametro del disco aereo è circa 2-3 volte il passo del pixel. Questo perché il pixel pitch corrisponde alla distanza tra il centro di due pixel adiacenti, il più piccolo dettaglio risolvibile, e il diametro coprirebbe almeno due pixel. F/stop è 1/2 dell’inverso dell’apertura numerica (NA), perché θ è in radianti.

Scriviamo questo valore come il più piccolo f/stop risolvibile:

f/stop = 2D/2,44λ

Cioè, due pixel coperti e 2 radianti fanno 1 apertura numerica, il cui inverso è l’f/stop.

Per l’UMP12K è 2 x 2,2 / 2,44 x .55 = f/3,3
Per la Cine12K è 2 x 2,9 / 2,44 x .55 = f/4,3
Per la Pocket 6K 2 x 3,8 / 2,44 x .55 = f/5,7
Per l’UMP4.6G2 sono 2 x 5,5/ 2,44 x. 55 = f/8,2
Per il BMCC6K 2 x 6,0 / 2,44 x .55 = f/8,9

Se accettiamo 3 pixel coperti dal disco d’aria anziché solo due, possiamo abbassare lo stop per ottenere:

Per l’UMP12K, sono 3 x 2,2 / 2,44 x .55 = f/4,9
Per la Cine12K, 3 x 2,9 / 2,44 x .55 = f/6,5
Per la Pocket 6K, 3 x 3,8 / 2,44 x .55 = f/8,5
Per l’UMP4.6G2 sono 3 x 5,5/ 2,44 x .55 = f/f12,3
Per il BMCC6K, 3 x 6,0 / 2,44 x .55 = f/13,4

Come si può notare, la diffrazione pone un limite ai minimi dettagli fisici. Man mano che il passo dei pixel diventa più fitto, il sensore supererà la risoluzione dell’obiettivo con aperture di f/stop minori.

Da questi semplici calcoli si evince due cose fondamentali, conoscere la propria camera ci permette di usarla al meglio, conoscere le basi della fotografia ci permette di evitare una serie di problemi tecnici pratici non scontati.

Da questo semplice calcolo abbiamo anche capito perchè è meglio lavorare con filtri ND di vario tipo e non chiudere troppo i diaframmi se lavoriamo con sensori molto densi, altrimenti è inutile avere risoluzioni alte, perchè le sprecheremo otticamente.

Ora la domanda che sorgerà spontanea in tante teste dovrebbe essere : ma tutti quei cellulari con 100 mpx e un sensore grande quanto una capocchia di spillo? 😀
buoni calcoli

La fine di un’era… Blackmagic aggiorna le camere a partire dalla Pocket4k e aggiunge …

Aggiornamento Blackmagic Os 8.6 beta… e qui come al solito rilasciano le bombe per :

  • Pocket Cinema Camera 4K
  • Pocket Cinema 6K
  • Pocket Cinema 6K G2
  • Pocket Cinema 6K Pro
  • Cinema Camera 6K
 
Le novità cosa sono ?
  • Aggiunge il supporto per l’utilizzo della telecamera come webcam o dispositivo UVC.
  • Aggiorna il browser dei file del Media pool
  • Aggiunge il supporto per l’eliminazione dei clip.
  • Aggiunge il caricamento di clip su Blackmagic Cloud.
  • Aggiunge il caricamento diretto nei progetti DaVinci Resolve.
  • Aggiunge la possibilità di aggiornare e gestire la telecamera via Ethernet.
  • Aggiunge API di controllo REST per il controllo remoto.
  • Aggiunge il supporto per il login e il certificato sicuro.
  • Aggiunge il supporto del protocollo temporale di rete.
  • Aggiunge il supporto per il web media manager.
  • Aggiunge il supporto del protocollo di trasferimento file.
  • Aggiunge il supporto per la condivisione di file SMB.
  • Aggiunge il supporto per il tethering del telefono cellulare per alcuni modelli.
  • Migliora l’affidabilità dei metadati del giroscopio.
  • Migliora l’affidabilità del rilevamento delle unità USB-C.

Insomma senza esser troppo invadenti, prima del NAB ci iniziano a ingolosire con delle belle novità, che nessuno si aspettava, ma cerchiamo di capire bene cosa significano le più importanti :

Supporto come webcam o dispositivo UVC

Significa che adesso basta collegare la Pocket come USB C e viene vista direttamente come webcam del computer, senza usare hardware esterno, senza usare acquisizione del segnale HDMI e quindi semplificazione dell’utilizzo della camera come webcam per tutti.
Pur arrivando dopo altri brand che durante la pandemia riesumarono tale possibilità (presente sulle bridge come le Fuji già dai primi anni 2000), anche Blackmagic ha aggiornato il suo Sistema Operativo.

AGGIORNA il browser dei file del Media pool

Finalmente abbiamo un aggiornamento del sistema di navigazione delle clip che ci permette di vedere tutte le clip presenti sul supporto, indipendentemente dai codec e dalle impostazioni di registrazione.in passato era possibile vedere solamente le clip dello stesso tipo di codec o di impostazione attive, quindi se avevo delle clip girate in Prores non potevo vederle quando avevo impostato la registrazione in Blackmagic raw.

Fornisce la possibilità di fare upload dei file su Cloud e molte altre operazioni.

Purtroppo aggiungono anche la possibilità di cancellare le clip, con i rischi di frammentazione dei supporti, cancellazioni accidentali e tutto il resto.

La camera può essere gestita via Ethernet

Anche se per molti non è una grande rivoluzione, il fatto che si possa aggiornare e gestire via ethernet sblocca una serie infinita di possibilità di controllo remoto e non solo

tethering via cellulare

La camera diventa più mobile friendly grazie alla possibilità di usare il tethering del cellulare ove sia disponibile una linea veloce

gyro update

diversi aggiornamenti dei dati Gyro per essere ancora più affidabile sia con lenti anamorfiche che con lenti particolari.

Miglioramenti nel supporto di dischi usb-c

Con il cambiare delle memorie e dei controller dei supporti Usb-c sono stati rilasciati aggiornamenti ai diversi protocolli.

 

 

 

 

perchè le box cam non vanno bene per chi le vorrebbe

Ricordo da una vita il desiderio di gear, hardware dei filmaker, istigati dai produttori di props per le camere, la possibilità di attaccare, aggiungere pezzi alla propria camera, “potenziarla” secondo loro, spesso mettendo quello che potrebbe servire, riempiendo e circondando la camera di tutto e di più… per poi usarle per lo stile Run and gun… ovvero lo stile guerrilla che dovrebbe essere fondato sulla semplicità.

Curioso come in campi paralleli, come quello fotografico, questo tipo di Rigging non ha mai preso piede, i fotografi aggiungono una cover alla camera, elegante, un bottone più ampio … al massimo un battery grig per aumentare l’autonomia della camera durante scatti prolungati, ma niente di esagerato.

La scusa numero 1 che sento da chi vuole le box cam è :
la vogliono personalizzare, perchè a loro serve la cam con i componenti disposti in modo differente… mah… soprattutto perchè di solito questo tipo di scusa la sento usare da persone che non hanno reali esperienze con più camere, se va bene con telefono e una reflex, ma non hanno mai usato telecamere reali, spallari o quel tipo di camere dove l’ergonomia è studiata da DECENNI e tutto è pensato per far lavorare in un certo modo le persone.

Infatti appena vedo un rig di questi personaggi posso notare tre cose scomode :
bilanciamento del peso : la struttura non è pensata per distribure il peso mentre ci si muove, si cammina, o semplicemente la si tiene su un in mano, causando oscillazioni e/o problemi dopo poco tempo che uno usa la camera, lasciamo stare poi l’idea di metterla su un gimbal, visto che la distribuzione del peso e la posizione del monitor sono fondamentali per la gestione sul quel tipo di prodotti.
ergonomia : i bottoni da schiacciare, le ruote da girare per controllare fuoco, diaframma e zoom non sono usabili dalla stessa mano.
trasportabilità : quasi tutti i rig che ho visto sono proni a danni durante il trasporto della camera perchè la struttura e i cablaggi non sono protetti e se posti in borsoni, flycase etc comunque rischieranno di colpire e danneggiare i connettori delle camere e le altre attrezzature.

La scusa numero due è :
se la devono montare per riprese speciali ad esempio

  • camera car : un rig per montare una camera qualunque su una macchina, stabile, costa dai 200 ai 500 euro, e si montano camere per diversi kg, non c’è bisogno di mettere una box cam, e nella maggior parte dei casi una camera più grande è anche più stabile. comunque tutti questi rig hanno un mount per una testa di cavalletto e quindi si monta quello che si vuole.
    Se si deve fare un rig leggero, si usano action cam come le ultime gopro, oppure come la blackmagic micro studio cam g2, per restare sul leggero.
  • drone cam : questa è l’accezione che mi fa più ridere.. perchè chi lo dice non ha il patentino, non sa cosa voglia dire far volare un drone nè quali siano le logiche per farlo volare.
    Per avere un drone che sollevi una camera 300-400 gr si devono spendere diverse migliaia di euro, lo si deve fare di professione, si devono aver speso altrettanti euro per i patentini per i droni grandi, assicurazioni etc, senza contare che la camera volerebbe quasi alla cieca, mentre essendoci con spese minori droni con camere che registrano anche in raw, con controllo totale, ottiche hassemblad, è ridicolo anche pensarlo… ma ammettendo di volerlo fare, vuol dire che non ci sono problemi di budget.

La scusa numero tre è che la camera non è adatta al loro tipo di ripresa, quindi la devono rendere da run and gun a camera spallare, aggiungenso spallaccio, monitor laterale, maniglie, appendono cavi varii, dalla batteria partono più elementi per alimentare i prodotti

  • da box cam a spallare significa spendere molti soldi aggiungere alimentare tanti elementi collegati, monitor/viewfinder, microfono, recorder audio, radiomicrofono; montare uno spallaccio e dei magic arm per portare il monitor davanti a loro, spesso troppo vicino causando fatica agli occhi.
  • collegare ad una batteria più prodotti fa rischiare il cosiddetto ground loop; quando si collegano più apparecchi alla stessa batteria si rischia il corto circuito e friggere connettori hdmi e sdi come niente.
  • alla fine se la camera non nasce per essere spallare diventa difficile avere un buon bilanciamento del peso, il che ne risulterà una camera difficile da bilanciare sulla spalla quando ci si muove, quando si cambiano focali o fuoco, quando si deve fare una ripresa per un tempo prolungato.

Quindi in breve, chi vuole una box cam per cambiare il rig e adattarla a più situazioni e risparmiare invece di comprare più camere, finisce con lo spendere di più in accessori e contorni; chi vuole cambiare la natura della camera si troverà con una camera che non ha mai i bottoni al posto giusto, quindi perderà tempo (vitale per chi fa run and gun) nel cercare controlli e/o cambiare le impostazioni, chi vuole piazzarla in posti speciali si accorgerà che comunque dovrà aggiungere come minimo un trasmettitore video per vederne le uscite con il rig e scoprirà che non è più economico fare questo tipo di scelte…

Per tutti gli altri, che non hanno problemi di budget, le box cam sono perfette, perchè saranno le camere per quello che servono, mentre per le altre operazioni, useranno altre camere, perchè ogni camera ha il suo ambiente naturale d’azione.

Un esempio :
Red Komodo, perfetto leggera, versatile. solo il corpo macchina sono 6k, poi aggiunto un monitor, supporti proprietari dove registrare e altre due o tre sciocchezze, si arriva senza problema a 10k. quindi se si sono spesi 10k per una camera specifica non è un problema spenderne altri per una seconda cam più comoda per metterla sulla spalla.

Sony Fx 3, perfetto, versatile, leggera, solo il corpo macchina sono 4.7k, da aggiungere poi monitor esterno, recorder esterno per il raw, e arriviamo senza problema a 7-8k

Panasonic Lumix DC-BS1HE, leggera, versatile, buon sensore, solo il corpo 3.4k, da aggiungere poi monitor esterno e/orecorder esterno per il raw, e arriviamo senza problema a 5/6k

giusto per citare marchi noti di box cam di un certo livello.

il problema del Fan… qualcosa

Ogni tanto mi si chiede perchè parlo bene di un determinato marchio e ho abbandonato il marchio xxx. Mi si chiede perchè sono entusiasta del marchio YYY e non più del marchio ZZZ.

C’è un momento nella vita in cui si può essere fanboy, ovvero essere entusiasti supporter di un marchio, di un prodotto, e di solito è quando si è molto giovani.
Sono stato supporter e sostenitore di un software 3D in italia quando quasi nessuno lo conosceva, ho creato la mailing list (tempi lontani in cui forum e social erano non concepibili), un blog quasi giornaliero con notizie, link e utility quando il concetto di blog non esisteva proprio, e io scrivendo manualmente in html creavo quello che oggi comunemente si chiama Blog, ma 30 anni fà quasi nessuno aveva un concetto del genere.

Come per i software, ho fatto mille cambi anche con le telecamere, macchine fotografiche, telecamere, sistemi operativi (ne ho usati più di trenta di cui molti sconosciuti alla massa), perchè sono un curioso e perchè mi piace cambiare e sperimentare, mi annoio facilmente e ho bisogno oltre che di lavorare, di stimolare la mia curiosità sperimentando sempre qualcosa di nuovo per raccontare delle storie.

Al contrario di molte persone, che hanno bisogno delle convenzioni, di appartenere ad un popolo, ad un gruppo, di avere le loro certezze, il loro modo di lavorare sempre uguale, a me piace il cambiamento, lo stimolo a non fossilizzarsi in abitudini e metodi di lavoro.

Quindi se cambio marchio, se cambio prodotto, è per noia, o per upgrade di qualche tipo, nessuno mi ha mai pagato per dire che XXX è meglio di YYY; quando ho lavorato per uno o l’altro marchio l’ho sempre dichiarato e comunque ho mantenuto un’etica di esser onesto e dire pro e contro di un prodotto, perchè se ti descrivo i punti deboli, mi crederai quando ti descrivo i punti di forza, altrimenti si penserà che io sia uno dei tanti venditori di fumo che mostrano solo il lato sano della mela e nasconda dietro la parte marcia.

Troppo spesso mi è stato detto che passando da x a y tradivo un marchio… considerato che nessun marchio mi ha mai chiesto l’esclusiva, e anche se fosse non accetterei, l’unico tradimento che si può fare nella vita è tradire la fiducia delle persone, non una fede incondizionata negli oggetti, perchè alla fine i marchi sono sempre oggetti, niente di più che oggetti.

Spesso troverete post che partono dalla parte negativa di un prodotto per poi arrivare ai vantaggi, perchè cosi nessuno può accusarmi di cecità selettiva, ma soprattutto no stress… da fanboy, no stress da articoli fanservice, and more…

Il prodotto perfetto non esiste, perchè se parliamo di foto e video, un marchio ha il miglior sistema di autofocus, l’altro ha il miglior sistema di stabilizzazione lente sensore, l’altro la versatilità dei file, l’altro il sensore con più dinamica, l’altro una miglior ergonomia del corpo macchina, l’altro con migliori menù di lavoro, un altro avrà l’ecosistema migliore per far lavorare tra di loro le macchine, l’altro la color science più facile da gestire per il cinema, l’altro per la tv, ci sarà il marchio/sensore pensato per il low light, quello per lavorare meglio con le situazioni estreme di luce e contrasto e cosi via

Nei software avrete quello più diffuso, quello più potente, quello con l’interfaccia meglio pensata (mmm no quello non posso dirlo di nessun software oggi nel 2023, siamo indietro di un quarto di secolo sulle interfacce desktop), quello che fa schifo come workflow ma ha cosi tanti plugin che sopperisce al fatto che il codice di base è anni 90, quello che è cosi usato da trovare video su youtube per ogni singola operazione, quello che costa meno, quello che ha una compatibilità migliore tra diversi Os e plugin e cosi via… 
NON ESISTE IL PRODOTTO PERFETTO, se lo pensate, o siete un fanboy/girl oppure state cercando di vendermelo e avete sbagliato matto con cui provarci, visto che in determinati ambiti ho usato e comprato cosi tanti software che alcuni neanche sanno che esistono 😛

Concludiamo con il concetto fondamentale, come chiesi un giorno ad un ex allievo, e persona che posso definire oggi un caro amico, Antonio Papa, quando parlando di un noto software, e di alternative, gli chiesi :
Vuoi essere un montatore o un operatore di “nome del software”?

Fatevi questa domanda, siete dei Creator di contenuti, mestiere xxx o utilizzatori di un determinato software/hardware?
Non c’è nulla di sbagliato nel rispondere in uno o nell’altro modo, semplicemente chiedevi cosa volete fare della vostra vita e seguite la vostra strada.
Se poi volete essere fedeli a qualcosa… scegliete una persona, che sia un o una compagna, o semplicemente un o una amica, è la scelta più sana sia fisicamente che mentalmente che possiamo fare oggi ;-D

 

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