Carlo Macchiavello

Tutto è possibile

Category: Filosofia di vita

Un pezzo della mia storia sulla qualità visiva.

Abbiamo abbastanza qualità per i nostri progetti?

Dopo aver cambiato tanti mezzi di ripresa sono approdato ad un prodotto che mi permetterà per qualche anno di lavorare tranquillo, anche ad alto livello. La cosa curiosa è proprio che mentre mi sono stabilizzato con questo mezzo, ho letto tutta una serie di articoli relativi ai vari camera’s peeper che nell’attesa della fantomatica nuova macchina, deprecano cosa possono avere per le mani, prodotti ottimi per raccontare una storia.

Esiste un termine in inglese coniato da Stu, Next camera disorder, che rappresenta bene il concetto : non posso lavorare con il mio attuale strumento, perchè quello che sta per uscire è meglio… non devo sprecare tempo ora con la mia camera/reflex/cinepresa, perchè otterrei risultati di qualità non sufficiente.

videoDifettiOggigiorno sembra che la prossima camera che si comprerà sarà sempre migliore, più risoluta [8k], più sensibile [Sony A7 series], Modulare quindi sarà la definitiva [Axiom], più professionale [cinepresa XXX scegliete voi], quindi si procrastina con la storia…

Ammetto che comprendo la perplessità di alcune persone, di fronte a mille offerte e ad un mercato in continua evoluzione, ma non comprendo la pigrizia… Si vogliono macchine sempre più automatiche e perfette, dove fanno tutto loro, e che costino poco poco, ma allora dove sta l’arte e l’abilità nell’usarle se fanno tutte le cineprese/telecamere/macchine fotografiche?
Non a caso si vedono un sacco di immagini patinate, tutte molto simili, con lo stesso movimento di slider, con gli stessi filtri di post, le stesse lut… le fanno le macchine, [mod provocazione On] quindi i creatori diventano intercambiabili e si possono pagare anche poco, tanto uno vale l’altro [mod provocazione Off].

Senza diventare noiosi, la prima camera che ho usato nel 1990 (si comincio ad essere un master) era una vhs spallare, e la risoluzione effettiva era di circa 200 linee, quindi se avessimo acquisito il materiale digitalmente al max della qualità l’effettiva risoluzione (interlacciata) è circa 320×200 pixel, poi l’acquisizione da vhs decente con tbc si può fare in pal, ma non vedreste nessuna differenza di qualità e nitidezza. Il montaggio si eseguiva facendo almeno un paio di copie [degrado analogico forte] durante il montaggio, e quello diventava il master, che poi veniva duplicato per mandarlo ai rari festival che accettavano vhs 25 anni fà… Eppure la gente con il vhs e 8mm (nastro digitale) girava comunque cortometraggi.

un esempio molto interessante è questo cortometraggio che ha lanciato Robert Rodriguez, e che gli ha permesso di essere conosciuto da molte persone, compreso Quentin Tarantino che vide la brutta copia della copia della copia di questo VHS.

Poi passai con un grande salto ad una MiniDv, dove la risoluzione era realmente 720×576 pixel, molto sporchi [sensibilità intorno ai 800 iso tirata max] e contrastati, e interlacciati. Ma comunque questo non ha impedito la realizzazione di storie, da li poi un salto all’HDV progressivo 1440×1080, e il full HD con le tre ccd e poi le mirrorless panasonic. Butto li qualche cifra di pixel pur sapendo che sono termini relativi, nel mio articolo relativo alle risoluzioni ho fatto una disamina più precisa su quale sia la differenza tra la risoluzione apparente e reale, e come il numero di pixel non sia il reale indicatore di qualità di un prodotto.

Con le mirrorless ho ritrovato il piacere di usare obiettivi a fuoco manuale, il controllo manuale e reale dei diaframmi della camera, lavorare con ottiche fisse, ho usato telecamere che avevano solo metà dei diaframmi dichiarati, mentre oltre una certa cifra i diaframmi erano emulati dall’uso di un filtro neutro che toglieva luce, non cambiando la profondità di campo (e spesso introduceva una dominante verde… mannaggia ai progettisti daltonici).

Oggi sono su una macchina che produce dal fullHD registrato con prores Proxy alla qualità più scarsa fino al 4k raw quando si ha bisogno del massimo della qualità e della flessibilità in post produzione, il tutto con qualche vincolo, perchè nascendo come cinema camera nasce è stata pensata per usi di un certo tipo, per persone che sanno come riprendere e postprodurre il materiale in un certo modo, ma è esattamente quello che cercavo, perchè mi offre il controllo che volevo e una qualità di gran lunga oltre quello che mi serve oggi (con la precedente camera ci hanno girato inquadrature di Madmax, diciamo che con questa si può anche fare di più).

Ognuno di noi ha una sua idea della qualità, poi però la pubblicità, le immagini luccicanti delle pubblicità ci possono far cambiare idea.. forse… o forse sono pensate per farci pensare che non abbiamo abbastanza.. una delle basi della cultura moderna del marketing, far credere di non aver abbastanza per far comprare il superfluo, sempre. Ho scritto una riflessione sul 4k oggi, proprio in funzione dell’inutilità di avere il 4k in tv, sui cellulari e sulle camerine amatoriali.

I miti della qualità

ora stacchiamoci dai sentimentalismi e cerchiamo di capire cos’è realmente la qualità, reale o percepita. quando si osserva una immagine noi percepiamo prima la luminosità e poi il colore, tramite la luminosità percepiamo il dettaglio, la profondità e le distanze tra gli elementi, poi il colore ci fornisce informazioni aggiuntive sugli elementi; questo principio non è digitale, ma analogico, perchè sono così che funzionano gli occhi dell’essere umano, coni per il colore e bastoncelli per catturare la luce, questi ultimi essendo più numerosi e attivi per catturare luce e movimento forniscono il vantaggio.

quindi analizzando una immagine in movimento cosa possiamo indicare come qualità?

  • la risoluzione dei dettagli fini, quindi poter vedere ogni elemento possibile.
  • la capacità di fornire dettagli e informazioni sia in ombra che in luce, come fa l’occhio umano che ha una gamma dinamica molto ampia
  • dei colori percebili NON troppo accesi, perchè se troppo accesi alterano la percezione delle sfumature, e comunque l’occhio umano percependo prima la luminosità e poi il colore, in una immagine troppo satura percepirebbe meno dettaglio, quindi la ritiene meno ricca.
  • riproduzione corretta del movimento veloce, quindi non troppo nitido altrimenti diventa stroboscopico, non troppo mosso, altrimenti diventa illeggibile.

beh in teoria questi sono elementi oggettivi per determinare la qualità, ma basta andare in un centro commerciale e vedere come le persone percepiscano come migliore quello che è l’esasperazione di questi elementi, colori accesi tanto da perdere tonalità perchè vanno in solarizzazione, contrasti e maschere di contrasto esasperati per mostrare una “incisione” di dettaglio che non esiste, ma creando una specie di finto basso rilievo danno l’illusione di tale elemento visto da lontano, funzioni infernali che tolgo e aggiungono la sfuocatura di movimento in funzione della follia dell’ingegnere che ha progettato quei circuiti, convinto che il “SUO” gusto visivo sia quello da imporre al resto del mondo, sicuramente nel 90% non disabilitabile, e così via… tanto da trasformare le immagini cinematografiche in specie di telenovelas brasiliane anni 90…

10 tacche di colorequalche dubbio? bene guardate bene questa PNG, dove ci sono tacche a stacchi di 10 toni tra un colore e l’altro e tra una luminosità e l’altra, a seconda del vostro monitor e della calibrazione applicata, appena voi andate a toccare la saturazione perdete i primi toni da sinistra, ovvero dal 30 al 40% delle sfumature colore della vostra immagine.

Stessa cosa vale per la luminosità dove le parti più scure vanno a perdersi.
Poi ci sono quelli che dicono, si va beh quando visualizzo una tabella di colori, di solito ho immagini ricche di colore…

osservate questa immagine, alzando la saturazione perdiamo due cose fondamentali, il dettaglio tra i pistilli, perchè tutte le sfumature minime diventano uguali e quindi si appiattiscono, e il colore vero, perchè in origine il fiore è tra il rosso e il lilla, ma alzando la saturazione, il blu è già al massimo, quindi alzandosi il rosso si perde l’equilibrio originale, trasformando un colore in un altro.
A dimostrazione che sbagliano quelli che dicono che alzando la saturazione, avendo colori più brillanti otteniamo colori più naturali, dato che accade esattamente il contrario.

saturazione

 

sapere di non sapere, abbastanza… la mia utopia verso il mondo

Oggi parliamo del non sapere…

in una società che vi offrono di diventare Expert, Guru, Professional xxx di qualcosa in un click, cambiando spazzolino da denti (giuro ho appena visto la pubblicità) è strano definire di sapere di non sapere.

socrateTanti secoli fà un filosofo molto più saggio di me, Socrate, disse e scrisse : so di non sapere.

Sono un curioso e un’avida spugna della conoscenza, ogni campo in cui posso avere un minimo di curiosità desidero accumulare più conoscenza, e non ne sono mai soddisfatto. Qualunque campo in cui devo interagire, per natura, non mi accontento di sapere qualcosa, devo smontare ogni elemento del campo per renderlo più produttivo e soprattutto averne conoscenza per averne un maggior controllo.

Il mio principio è che non sapendo abbastanza di un argomento potrò mantenere una minima umiltà per far si che possa accettare di dover imparare ancora molto, e allo stesso tempo mi piace conoscere di più, sapere che c’è sempre un oltre a quello che già so, mi da la tranquillità che posso imparare tanto di più 😀

Nell’ambito lavorativo ho una curiosità insita nel lavoro di ogni persona, capire come funziona il suo ruolo, il suo lavoro, perchè… beh ho una idea folle, ma non tanto, avendo una buona base di quello che sarà il lavoro di chi collabora con me, posso collaborare meglio fornendogli le informazioni, gli elementi nel modo corretto per farlo lavorare meglio. Come trovo inaccettabile chi mi passa materiale scadente o di bassa qualità pur avendo modo di darmi molto di più per pigrizia o ignoranza (causata dalla pigrizia o superficialità perchè non gli compete il seguito del lavoro), voglio poter far si che chi lavora con me possa avere il materiale e le informazioni al meglio, per poter lavorare perdendo meno tempo e qualità possibile. Per fare questo devo imparare i ruoli e i mestieri di tante altre persone, ma se nel mondo fosse composto di una persona ogni 100 come me, molti lavori e processi sarebbero molto più semplici e veloci.

un esempio tecnico? immaginiamo di dover postprodurre del materiale video, se ci mandano un export completo del filmato su cui lavorare invece che il materiale originale spesso si deve fare il triplo della fatica, per preservare qualità e magari inventarsi qualche trucco per mascherare al meglio e scontornare del materiale che al momento di lavorare sugli originali avremmo risolto in un decimo del tempo.

Un esempio pratico? immaginiamo che dovete metter mano a del materiale, e chi ha fatto le riprese pur avendo tempo non ha inserito i metadata in camera, quello che erano pochi secondi per l’operatore sono ore in cui si guarderà e catalogherà il materiale più volte, soprattutto per distinguere una sequenza dall’altra, quando chi ha fatto le riprese sapeva esattamente perchè erano differenti.

Un esempio di pigrizia? un fonico che invece di settare la data e l’ora sul recorder se ne frega di questi dettagli, il risultato è che poi per distinguere il materiale si perderanno ore per ascoltare e distinguere i materiali, mentre se si imposta ora e data in un attimo si potranno accoppiare alle riprese.

Un esempio di sottovalutazione dei ruoli? quando si tratta con un reparto marketing e alla richiesta del logo dell’azienda, invece di mettervi in contatto con il reparto grafico, vi girano un file word con dentro una jpeg a bassa definizione del marchio. Se esiste un reparto grafico, è perchè servono conoscenze ed esperienze che non hanno al marketing, quindi perchè scavalcarlo? e soprattutto perchè lamentarsi se il logo poi risulta sfuocato, se non sapete neanche il perchè?

in ogni caso c’è un problema di superficialità e menefreghismo, dando per scontato che finito il proprio lavoro, quello degli altri non li riguarda… se c’è la prima volta un problema di ignoranza, c’è il fattore “mi sono chiesto se quando do questo materiale a chi lo deve ricevere lo potrà usare subito oppure deve fare fatica per capire cosa ho realizzato?”

l’altro lato della conoscenza del mondo moderno è che da ogni lato si trova gente che vi vuol vendere conoscenza, e al 90% (si lo so, parte del mio business è fare corsi, e sono conscio di ciò che sto per scrivere) chi vende conoscenza non ce l’ha…

E’ veramente inquietante come la maggior parte dei consulenti, delle persone che vendono conoscenza ed esperienza sono quelli che hanno meno competenze nell’ambito in cui vorrebbero dirvi cosa fare… per cui diffidare sempre, a partire da se stessi, e soprattutto da chi è troppo sicuro di se stesso.

Socrate diceva: so di non sapere, io mi permetto di aggiungere per essere più chiaro l’avverbio “abbastanza”.
Finchè ci porremo dei dubbi, vorremo apprendere di più, dubiteremo delle fonti, e cercheremo conferme, sapremo di essere nel giusto, chi si afferma nella verità assoluta sarà sempre fonte di grandi paure e dubbi da parte mia.

Lavoro in un ambito in cui da un giorno all’altro l’evoluzione della tecnologia, dei metodi operativi, delle tecniche di lavoro cambiano e si evolvono continuamente, quindi le certezze sono teoria, la pratica poi dimostra come molti elementi si evolvono e cambiano da un mese all’altro per cui avere certezze assolute vuol dire essere monolitico, statico, che in un mondo in continua evoluzione è sintomo di essere obsoleti ancor prima d’iniziare.

Oggi grazie al web 2.0 tutti possono diffondere notizie di ogni tipo, ma purtroppo se venti anni fa era difficile trovare informazioni, oggi è difficile da trovare le informazioni corrette in mezzo a tante informazioni errate o distorte.
Purtroppo la fretta con cui si muove il mondo moderno porta le persone a accettare per buone le prime notizie per buone, magari partendo da wikipedia, una delle fonti e raccolte più ampie dell’ignoranza mondiale, dove col fatto che chiunque può scrivere, chiunque può inserire informazioni errate per il gusto di contribuire, senza aver controllato ciò che inserisce…

Per chi pensi che sia un retrogrado, un antico, premetto che sono stato il primo a fondare mezzi di diffusione della conoscenza sulla rete più di venti anni or sono alla sua nascita, non ce l’ho con le nuove tecnologie, ma con il loro abuso indiscriminato.

Per wikipedia (notizia che ho fatto cancellare) mi ero traferito in australia (terra che trovo splendida, ma non ci sono mai stato) e sono morto in seguito all’attacco di un rinoceronte mentre facevo delle riprese per un film… wordpress ha tanti plugin, ma non quello della pubblicazione da morto :-PP quindi se leggete queste notizie, forse proprio morto non sono. Questo dimostra che le notizie pubblicate non essendo contro-controllate, possono contenere tante inesattezze, e se un amico non mi avesse cercato preoccupato, chissà per quanto sarebbe rimasta on line quell’informazione, e quanto si sarebbe diffusa nel mondo.

Ci sono stati in questi ultimi anni troppe notizie diffuse tramite i social ma anche teorici siti più affidiabili tramite ansa etc, che per la fretta di condividere la notizia, hanno portato scompiglio e/o inesattezze a livello mondiale. Dubitate sempre e verificate sempre più fonti, altrimenti sarete delle bandiere in balia del primo soffio di vento della rete…

 

Partiamo … dalle cose sbagliate…

Durante uno dei miei corsi, è nata un’idea, una cosa banale che però non è troppo banale… partire dagli errori invece che dalle cose giuste.
Uno dei miei principi di docenza si fonda sulla presentazione della tecnica corretta di utilizzo degli strumenti, e degli errori classici che si fanno, e come risolverli. Penso che sia troppo facile presentare le cose che funzionano, sempre e comunque, e poi quando uno ha finito il corso e si trova di fronte al computer e al software, quando sbaglia qualcosa, quando dimentica un passaggio o un principio base e accade qualcosa di inaspettato, allora ci si blocca o si perde entusiasmo.
Per evitare questo tipo di problema tendo a far vedere e porto gli studenti a sbagliare, spiegando l’errore e facendo loro correggere quell’errore, in questo modo rimane impresso l’errore e aiuta le persone a non farlo. Ho pensato che sarebbe interessate sviluppare un canale di training all’errore, per aiutare le persone ad affrontare e correggere gli errori classici in determinati approcci di lavoro. Troppo spesso vedo tutorial, articoli e documentazioni errate che trasmettono e diffondo informazioni errate.

al giorno d’oggi, dove tutto è a portata di mano, parlo dell’informazione, è diventato tutto troppo apparentemente troppo facile da raggiungere, e quindi ci si impigrisce, perchè la risposta tipica è “tanto basta che apro google e so quello che mi serve…”

verissimo, anzi sono uno dei primi fautori di google, ma … chi vi dice quali siano le fonti più autorevoli? chi vi dice che le informazioni più diffuse siano quelle corrette o quelle più efficienti per il vostro tipo di lavoro? Non sempre quelle più evidenti sono le migliori, anzi … sono solo quelle più spinte da chi sa fare bene web marketing.

per farvi un esempio parallelo, ho notato come al supermercato ci sia una bibita in lattina, che venduta in singola lattina è più economica che nella confezione da 4… basta guardare il prezzo al litro (scritto molto in piccolo sull’etichetta dello scaffale) e scoprirete che la confezione da 4 costa 20 centesimi in più che prendere 4 lattine separate, praticamente pagate 0 centesimi il cartone che unisce le 4 lattine, lo stesso cartone che strappate e buttate via per metterle in frigo… le informazioni ci sono, ma in grande vedete il prezzo singolo e della confezione, ma non ho visto nessuno leggere il prezzo al litro che rende evidente la differenza di costo tra i due prodotti…

Il tempo che fugge via

Il tempo che fugge50 anni fà le persone avevano un orologio al polso, ma non erano ossessionati dal tempo come oggi.
Piú ci avviciniamo ai giorni nostri e maggiore diventa la precisione degli strumenti di misurazione del tempo e cresce l’ossessione per il tempo, per riempirlo, per sfruttarlo, per spenderlo.
La cosa ironica è che il tempo non si può usare o inseguire, lo si può solo vivere…
Ci sono giornate in cui il tempo sembra non passare mai, altre in cui non sembra bastare mai…

Il tempo è sempre lo stesso, quello che cambia è come lo viviamo o lo sprechiamo. Una volta le persone avevano il coraggio di dire di no, non avevano tanti modi per sprecare il tempo, ma lo usavano anche per vivere con se stessi.

Oggi il terrore di sprecare il tempo ce lo fa sprecare … Sembra in controsenso ma purtroppo è vero…
lo dice un perditempo professionista 🙁

Il tempo vola, impariamo ad imbrigliarlo…

Senza riferimenti il tempo vola, senza fermarlo il tempo sembra sfuggire, e volano via i giorni senza neanche accorgesene. Personalmente ho un elenco delle cose da fare sempre lungo, e man mano cambio l’elenco, l’ordine delle priorità, perchè nella vita le priorità cambiano, ma…

Come aumentare la propria produttività?

Tempo fà avevo scritto a proposito della Tecnica del pomodoro, che aiuta a focalizzare e ridurre o comunque intercettare le interruzioni di produzione.
Ma ogni tanto non è una questione di tecnica, quanto di disciplina, ovvero convincere noi stessi che dobbiamo fare un qualcosa 🙂

Ho imparato negli anni che ci sono più modi, ma il migliore per quanto mi riguarda è creare un obiettivo a lungo e tanti a breve termine, in modo che i piccoli obiettivi raggiunti sono il premio per l’ego.
Pensate ai vostri obiettivi come un allenamento, qualunque allenamento preso di petto subito di brutto vi distrugge, vi stanca, e magari crea danni, se invece andate con calma e prendete pian piano il ritmo, aumentate e vi regolate secondo la vostra velocità.
quindi, da domani mattina iniziamo la nostra corsa, con i primi 100 metri di corsa…

Serve più fame per creare

Anche se potrebbe sembrare equivoco, e in un periodo di crisi come questo, alquanto inopportuno, in realtà nel campo artistico serve più fame. La storia insegna come i migliori prodotti dell’arte siano stati realizzati da artisti che avevano fame, fame di gloria, fame di conoscenza, di sperimentazione, o banalmente fame vera…

E’ noto l’aneddoto che il maestro di Giotto dipinse i santi col volto girato dall’altra parte, così che quando il papa chiese all’artista il perchè di questa scelta, lui potesse rispondere: “si son girati per non sentir il mio alito di cipolla” riferendosi alla dieta dei poveri, pane e cipolla… perchè non era stato pagato per il suo lavoro, ma farlo presente ad un papa era come chiedere di essere messo alla gogna…

In questo periodo storico incontro un sacco di “artistoidi” che non hanno fame, che si inventano l’arte, ma non ne hanno nè la cultura, nè il talento.. e non avendo fame non mettono questa sofferenza dentro le loro creazioni.

In un momento storico in cui si può creare in un attimo un’immagine e diffonderla in tutto il globo, il mondo virtuale viene investito di milioni di fotografie, libri, “installazioni” (termine che dio sa solo cosa intendano gli installatori, che per me restano quelle persone specializzate che montano e installano un oggetto fatto bene…), e quindi è più complesso trovare ciò che realmente è frutto della sofferenza.

Da appassionato di cinema, animazione, fotografia etc sono sempre stato colpito dalla produzione dei paesi dell’est, dove nei diversi campi ho sempre trovato artisti fantastici, magari grezzi tecnicamente, ma con tanto da dire, con tanto da esprimere, con tante emozioni che vogliono condividere con gli altri… Emozioni positive o negative, ma emozioni forti, possenti, che colpiscono e rimangono impresse in ogni campo.

Oggi come oggi è semplice vedere in ogni campo come gli artisti che nascono con il fuoco dentro, con la “fame” di condividere le emozioni, facciano qualcosa di diverso, di innovativo, qualcosa che lasci un segno.

E’ impressionante come spicchino sempre gli artisti in mezzo ad un mondo di fotocopie.. in mezzo a tanti replicatori che imitano una o l’altra star della fotografia, della immagine, dell’animazione, del cinema…

transitusPerchè questo discorso? E’ venuto fuori parlando con un amico, Alceo Positano, che mai ha creato tanto quanto in questo periodo di ristrettezze economiche, fisiche, che lo hanno liberato dalle distrazioni del mondo e gli hanno dato una serie di spinte per creare un personaggio, e dargli vita, poi voce, poi emozioni… Per me è un esempio di come alla fine, non serva molto per creare, anzi, il troppo ci toglie la voglia, perchè disperde le nostre energie, la voglia di creare, di fare, di ottenere dei risultati.

Siete curiosi? bene, visitate il suo canale Youtube, iscrivetevi al suo canale e scoprite cosa ha realizzato.

Oggi rilascia in prima mondiale il suo nuovo lavoro: Transitus

C’è più energia nei fan che nei prodotti…

_batmandeadend-1347726373Negli ultimi mesi sto scoprendo una marea di piccoli prodotti, corti, medi e lungometraggi realizzati dai fanfilm, ovvero appassionati di uno o l’altro personaggio del cinema, della tv, dei fumetti.

La cosa che impressiona di più è la capacità di creare situazioni e tensione maggiore dei film prodotti con i milioni di dollari…
Pensiamo ad un prodotto realizzato qualche anno fà come StarWreck, con pochi soldi ma tanta passione, una parodia di Star Trek realizzata con tanta passione e con una qualità molto alta.
Oppure mi viene da pensare a Batman Dead End, e World’s finest di Sandy Collora.

ironsky

Di recente gli stessi di StarWreck hanno realizzato un prodotto più ambizioso, IronSky che viene distribuito al cinema, ed è costato probabilmente quanto il cathering di uno dei film delle grosse produzioni, ma è ricco di effetti speciali, di storia, e una volta tanto… fatto dai fan per i fan…

Stasera ho trovato un prodottino carino, e soprattutto considerato il low budget, fatto bene, dedicato ad un uomo che ha creato e portato avanti tanti Eroi, semplici, umani, ma eroi, quelli veri…

Un fan film su DylanDog, dedicato a Sergio Bonelli.
Guardatelo, può dare tanti spunti, come lo sforzo, la fatica, il lavoro di tante persone porti a dei risultati, e non da poco.

Quando è troppo…

Uno dei più grandi problemi moderni è l’eccesso dell’informazione… Sbagliata…

In un mondo in cui tutti devono dire la loro, devono riempire pagine, blog, voci wikipedia, e perchè no, riviste cartacee e on line, la difficoltà più grande sta nel discernere tra informazioni corrette e informazioni farlocche.

Se fino a ieri gli “esperti” o come li chiamava Benni, i “tecnici”, si limitavano ad annoiare gli amici al bar, oggi gli stessi disgraziati riempono il web di notizie distorte, supposizioni, “intuizioni” su ogni campo.

Sono sempre stato per l’informazione libera e la condivisione della conoscenza, ma di quella vera, non di persone che parlano bene o male di tale prodotto, solo per riportate idee, senza averlo mai preso in mano, provato o neanche mai acceso!

Se una volta il web costringeva ad avere un minimo di competenza per mettere le proprie idee on line, oggi con il web 2.0 qualunque ignorante è in grado d’infettare con la propria ignoranza milioni di persone.

Wikipedia è una delle peggiori concentrazioni di ignoranza mondiale, pur essendo di base una buona idea, la mancanza di verifica permette a qualunque ignorante di diffondere informazioni errate, e il suffisso -pedia ha dato una forma di autorevolezza a questa massa di informazioni non controllate…

Ormai da diversi anni molte persone hanno sostituito il concetto (comunque errato) “è scritto sui libri” declinato in “era sul giornale” e più recente “l’ha detto la tv” con “è scritto su wikipedia” per cui la realtà diventa una distorsione maniacale della prima informazione trovata (quindi la rete e la velocità del motore di ricerca).

Per pigrizia, perché forse siamo tutti ingenui e crediamo che non ci siano persone che siano così stupide da diffondere notizie non verificate o così malvagie da diffondere notizie sbagliate…

Beh considerato che secondo alcune di queste fonti vi sto scrivendo dall’aldilà o da paesi in cui non sono mai stato, non è male no?

Quando cerchiamo delle informazioni su un qualunque argomento la chiave per avere attendibilità è il confronto, la verifica delle informazioni trovando una voce contraria. So che può stupire, ma dato che molti blog sono riempiti solo per monetizzare con le pubblicità, trovare la stessa notizia in diverse fonti significa solo che hanno fatto un largo uso del copia e incolla.

Trovare punti di vista diversi su una informazione è un buon punto di partenza. Un po’ di senso critico ci aiuta a capire se le informazioni sono valide o no. Ma alla fine l’esperienza e quindi la verifica diretta è l’unica chiave di volta che ci permette la verifica delle informazioni.

Navigando da oltre 20 anni nel web mi accorgo come giorno dopo giorno i motori di ricerca fanno piccoli miracoli nel trovare le informazioni nel mare di spazzatura che riempie il web, per cui sta a noi usare il cervello per discernere cosa è oro e cosa è letame.

Buona ricerca

Le occasioni di ogni giorno

E’ curioso come ogni giorno il mondo ci offra delle occasioni, nonostante molti si lamentino che il mondo non ce le offre, ce ne sono, e tante… In un periodo di crisi sembra sempre più difficile trovare lavoro, trovare spazio per le proprie idee, trovare distribuzione per il proprio film…

Oggi voglio offrire a tutti quelli che si lamentano uno spunto:
Amazon studios : offrono 150.000 $ al mese per idee, sceneggiature, progetti reali e concreti…

considerato quanto tempo viene sprecato per navigare su internet, quante migliaia di pagine vengono riempite di stupidaggini, perchè non provare a dedicare un decimo del tempo a scrivere un progetto e vedere se vale?

A Genova si dice: il mugugno è gratis, ma non è vero…

il mugugno, la lamentela a bassa voce tipica genovese, ma che potete trovare in ogni regione, corrode, consuma giorno dopo giorno, diventa un’abitudine alla lamentela senza costruttività, e si finisce come i vecchietti ritratti nelle caricature delle vignette…
Ci si lamenta per niente, cioè si passa il tempo a cercare ragioni di lamentela invece che cercare di risolverle. Dopo aver letto i regolamenti ho visto che chiunque può partecipare e quindi diventa interessante, chi più si applica, più viene riconosciuto.

Ci sono posizioni aperte ai creativi, a chi vuole collaborare con i progetti già attivi come collaboratori alla sceneggiatura, ai dialoghi, agli storyboard e così via…

Qual’è l’unica ricchezza che più si condivide e più cresce?

In questi giorni ho la fortuna di fare un lavoro splendido, convidere alcune delle cose che so con persone che fanno il mio stesso lavoro e condividono le stesse passioni.

Ho sempre deprecato le persone che tengono per loro la conoscenza, i presunti segreti di pulcinella, perchè li ho sempre considerati dei poveri di spirito che non cresceranno mai.

La conoscenza va condivisa, perrchè solo condividendola si accresce, si raffina, e dalla scambio si può crescere e creare nuove esperienze.

Contrariamente a quello che crede la maggior parte delle persone, quando uno rivela le tecniche di lavoro, i principi di funzionamento di macchine o software non si perde nulla, non si creano concorrenti, perchè anche se insegnate ad una persona come fare il vostro lavoro, non potete trasmettere la vostra esperienza, la conoscenza reale, che si forma solo con esercizio e lavoro diretto.

Se qualcuno è convinto che rivelando i suoi segreti si crea dei veri concorrenti, forse… Non sono poi dei gran segreti o il valore non è così grande.

La differenza la fanno le persone, la capacità, l’estro creativo, la sensibilità che cambia il modo con cui andiamo a fare un lavoro. Se questi elementi fossero una banale somma di parametri e/o strumenti non meriteremmo l’ importanza che ci si attribuisce.

Condividete sempre ciò che sapete, vi scoprirete ad apprendere e potenziare la vostra conoscenza più di prima.

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