Carlo Macchiavello

Tutto è possibile

Tag: red

the Best of Sharpness, l’acutezza, la nitidezza e tutto il resto… o forse no

Nippon Kogaku 35mm 2.0 su sensore 4k

Oggi con la fisima della nitidezza e della definizione inoculata dal marketing, se non abbiamo un telefono che riprende in 8k (per mostrarlo sul display magari neanche fullhd, compresso), se non facciamo riprese panoramiche da 12k (combo di Newyork girato con 3 red 8k), non abbiamo immagini definite.

Dall’altra parte abbiamo persone che fanno studi scientifici sulla capacità visiva dell’occhio e confrontando in modo diretto le immagini delle diverse camere dimostrano che a parità di pixel non è detto che abbiamo realmente immagini più definite, anzi in certi casi diventa il contrario, motivo per cui Arriflex con la sua Alexa, 2,7k e 3.4k in openGate spesso offre immagini più nitide di quelle catturate con cineprese digitali 8k.

Senza fare il pixel peeper, lasciando queste seghe mentali ad altre persone, visto che il mio obiettivo primario è la narrazione per immagini, vediamo di capire brevemente quali sono i fattori che permettono di esprimere al meglio la nitidezza e l’acutezza di una ripresa (indipendentemente da fattori umani).

fattore 1 : la lente

 

La lente può (condizionale) determinare la qualità dell’immagine perchè è il sistema con cui si cattura la luce, la focalizza e la proietta sul piano focale (pellicola o sensore). La qualità delle lenti oggi è abbastanza lineare, per cui la differenza può essere la luminosità della lente, ma usata nel modo corretto (vedi il fattore 2), una lente media offre una buona definizione senza dare grandi limitazioni sulla nitidezza, a patto che :

  • la lente sia pulita e non abbia elementi estranei sopra
  • che non ci sia luce laterale (non protetta da paraluce e mattebox) che abbatte il contrasto
  • che non ci siano filtri di bassa qualità che riducono la definizione iniziale della lente, spesso si usano filtri neutri di qualità non ottimale, che riducendo la luce la diffondono togliendo nitidezza all’immagine originale.
  • che sia correttamente calibrata per proiettare sul sensore l’immagine (alcune lenti soffrono di problemi di pre/back focus, ovvero l’immagine viene proiettata poco prima o poco dopo il piano focale, quindi per centesimi di mm di tolleranza l’immagine è più morbida perchè non allineata col piano focale
  • che la lente sia perfettamente allineata (in alcuni casi le lenti possono essere leggermente angolate rispetto al piano focale causando una perdita di definizione su uno dei lati in alto, o in basso, o a destra, o a sinistra.

In un precedente articolo avevo fatto una disanima tra diverse lenti, da lenti vintage a lenti medie, e una lente di fascia più alta senza riscontrare una differenza di nitidezza percepibile nell’uso comparato: stesso diaframma, stessa situazione, stesso sensore, stesso soggetto.

fattore 2 : il diaframma

Quando si gestisce la ripresa troppe persone dimenticano che le regole di fotografia valgono sempre, indipendentemente dalla qualità dell’attrezzatura. Molti oggi sanno che il diaframma gestisce la luce in ingresso definendo se farne entrare tanta o poca, e di conseguenza alterando anche la profondità di campo. Ho spiegato in modo più esteso in un altro articolo sull’esposizione questo discorso, ma in molti non sanno come cambiando il diaframma si possa entrare in un campo di alterazione della luce che genera la DIFFRAZIONE e come possa essere il limite della propria ripresa.

In breve cosa è la diffrazione?

Quando si chiude il diaframma di un valore maggiore di X il dettaglio di luce proiettato sul diaframma non si concentra ma si diffonde, per cui un punto chiaro su una superficie scura non è più nitido ma sfuocato. Tradotto in soldoni c’è troppa luce e chiudo il diaframma pensando di ridurla, ma man mano che chiudo il diaframma perdo nitidezza, quindi a diaframma 22 la stessa immagine sarà sfuocata rispetto a diaframma 11 come se avessimo applicato un filtro di diffusione o di blur.

Come si gestisce la diffrazione?

Dato che la diffrazione appare da un certo diaframma in poi si tratta di scoprire quale sia il diaframma limite della propria lente, in funzione del proprio sensore. Un semplice e comodo calcolatore di diffrazione lo potete trovare in questo interessante articolo sulle lenti e le loro caratteristiche.

Comunque per semplificare la vita a molti di noi, una semplice tabella per avere un riferimento, poi da lente a lente può esserci più tolleranza.
Risoluzione vs Dimensione

Risoluzione Sensore Sensore 4/3 Sensore s35 Sensore 24×36
FULL HD f/18 f/26 f/32
4k f/9.9 f/12 f/18
4.6k (UMP) f/11
5.7k (eva1) f/8.8
8k (Red Helium) f/9.4

Come si può notare non si parla di diaframmi particolarmente chiusi, se non alle basse risoluzioni, il che diventa particolarmente divertente notare come con l’aumentare della risoluzione si abbassa la possibilità di chiudere il diaframma, altrimenti si crea diffrazione, catturando una immagine progressivamente più sfuocata pur aumentando il numero di pixel catturati. Attenzione che per risoluzione si intende la risoluzione del sensore, non della cattura del filmato, perchè la dimensione dei fotodiodi o dell’elemento che cattura la luce influenza in modo diretto la nitidezza delle immagini.

Per questa ragione quando si lavora con le cineprese digitali il filtro neutro è un elemento fondamentale e indispensabile per preservare la nitidezza originale, e contrariamente a quello che credono molte persone, le dslr non sono così comode avendo un gran numero di pixel da cui ricavare un formato fhd, perchè se usiamo una fotocamera che registra in fhd ma il sensore è un 24mpx, quello è il limite da usare per scegliere il diaframma di ripresa e mantenere il massimo della nitidezza possibile, a questo proposito la mirrorless ottimale per il video è quella creata da sony nella serie A7s perchè pur usando un sensore fullframe ha una risoluzione di ripresa corrispondente all’output, ovvero 4k, e quindi meno sensibile alla diffrazione di una A7r che con 36 e 54 mpx tenderà ad avere il triplo e il quintuplo dei problemi.

fattore 3: il sensore

 

Il sensore, la sua tipologia, la sua risoluzione possono influenzare la nitidezza catturata, quindi ovviamente se il sensore è a misura della risoluzione di uscita il risultato sarà migliore. La maggior parte dei sensori sono strutturati da una matrice detta Bayer, nella quale si cattura un segnale monocromatico e poi filtrandolo si ricavano i colori, per cui abbiamo il verde che rappresenta la luminanza che possiede buona parte delle informazioni, mentre gli altri due colori sono ricavati ecatturati parzialmente, per cui si dice che comunque un sensore xK abbia una reale risoluzione di 2/3 dei K originali e poi venga fatto l’upsampling effettivo dei pixel. Il che tecnicamente è vero, ma non è un reale problema. Esistono sensori fatti come wafer dei tre sensori (uno per colore) che catturano separatamente le componenti colore RGB che spesso offrono immagini di ottima nitidezza. Esiste poi la scuola di pensiero del downsampling, ovvero catturiamo con un sensore di dimensioni maggiori, ad esempio 4.6k, 5,7k e poi da questo ricaviamo alla fine un segnale in 4k o 2k o fhd, in modo da sovracampionare le informazioni e avere una maggior precisione e dettaglio. La semplice prova di forza o applicazione muscolare degli X k non è fonte sicura di qualità o di dettaglio, inoltre con l’aumentare della risoluzione e non delle dimensioni del sensore incontriamo il problema della Diffrazione (come abbiamo visto prima), e il problema della sensibilità, perchè la stessa lente deve distribuire la stessa luce su un numero maggiore di fotorecettori, quindi ogni elemento riceve meno luce o con meno intensità.

A livello teorico maggior numero di pixel correttamente gestiti nella cattura può corrispondere ad un maggior numero di dettagli, a patto che utilizzi la risoluzione reale del sensore, cioè i pixel catturati siano esattamente la matrice del sensore.
Le eventuali elaborazione del segnale prima della registrazione (raw o sviluppata) possono inficiare la nitidezza del segnale. Esistono diversi tipi di amplificazione del segnale e durante quella fase (analogica o digitale) si può alterare la percezione di nitidezza.

fattore 4: la compressione

Una volta catturate le informazioni, queste devono essere in qualche modo registrate, e pur partendo da sensori con un’alta capacità di cattura di dettaglio, o d’informazioni (spesso 16bit lineari) poi la registrazione delle informazioni viene ridotta a 14-12bit raw o 10bit compressi con algoritmi varii che per ridurre il peso dei file andrà a alterare in modo più o meno significativo le nitidezza delle immagini. Ogni camera ha i suoi algoritmi di compressione, molti nelle cineprese si basano sul concetto della compressione wavelet, che sia raw o no, per impedire la formazione di blocchi di tipologia più “digitale” come la compressione mpeg che genera blocchi di dati a matrici quadrate, questo ottimo tipo di trasformata nel momento in cui si comprimono i dati tende man mano che si aumenta la compressione a rendere più morbido il filmato. Naturalmente quando si parla di morbidezza parliamo di finezze, non certo di avere immagini sfuocate. Molti Dop quando usano le camere Red scelgono di usare compressioni più o meno spinte in alternativa all’uso di alcuni filtri diffusori per rendere più piacevoli le immagini.

Quindi facendo una ripresa o una fotografia, non possiamo strizzare i dati in poco spazio e pretendere di avere il massimo delle informazioni, del dettaglio, della definizione. La scelta dei formati di compressione è molto importante e conoscere le differenze tra i diversi formati di compressione e le loro tecnologie applicate alle diverse camere è importante per poter gestire correttamente la qualità di partenza iniziale. Alcuni formati a compressione maggiore (h264/5) generano artefatti a blocchi, mentre le gestioni dei formati wavelet possono ridurre la nitidezza dell’immagine man mano che si aumenta la compressione, ma in modo molto leggero, tanto che molte compressioni wavelet vengono definite visually lossless

fattore 5: la lavorazione

Le lavorazioni dei file possono alterare la percezione della nitidezza se vengono create più generazioni dei file originali non utilizzando formati DI di qualità per lo scambio e l’esportazione dei materiali. L’applicazione di effetti o lavorazioni con sistemi non professionali può causare ricompressioni non volute, downscaling e downsampling colore che possono influenzare la nitidezza originale. Inoltre ci sono fasi molto delicate come il denoise che in certi casi può essere troppo forte o troppo aggressivo e come tale tende a mangiare non solo il rumore, ma anche il dettaglio fine.

fattore 6: il delivery

Un fattore poco conosciuto è la scalatura dinamica dei flussi video, soprattutto quando si guardano i film in streaming legale. Il file alla fonte ha una risoluzione e una compressione, ma durante la trasmissione se ci sono problemi di segnale, rallentamenti, problematiche varie il segnale viene istantaneamente scalato per impedire che il filmato vada a scatti o in qualche modo possa influire sulla visione generale, quindi da una scena all’altra potrebbero esserci delle variazioni consistenti della qualità e i sistemi di contrasto dinamico andrebbero ad amplificare ulteriormente i bassi dettagli. Se abbiamo un prodotto stabile e lineare come un bluray o un bluray 4k abbiamo la certezza che la qualità sarà sempre costante, mentre se usiamo una distribuzione differente delle perdite di qualità potrebbero essere causate dalla trasmissione variabile.

fattore 7: la fruizione

Un fattore che tanti sottovalutano, spesso causa del danno finale, sono i metodi di fruizione del materiale video. A partire dal dispositivo di visione, che spesso altera in modo più meno significativo l’immagine, vedi l’articolo sui televisori da telenovelas, al metodo di gestione delle informazioni. Quando vediamo una immagine non sappiano se il pannello è a misura per l’immagine che stiamo vedendo, il che può essere causa di alterazione di vario tipo, perchè dovrà essere scalata in realtime con diversi algoritmi più o meno efficienti nel mantenere il dettaglio o perderlo. Spesso abbiamo televisori 4k che mostrano materiale fhd (1/4 delle informazioni) o peggio sd (1/16 delle informazioni). Il danno però nasce dal fatto che tutti questi televisori applicano le funzioni di oversampling anche quando una immagine ha realmente la dimensione del pannello, quindi anche se apparentemente sembrano ancora più nitide, in realtà gli effetti dei vari algoritmi di sharpening tendono a creare nuovi “FINTI” dettagli che sovrascrivono e cancellano i dettagli originali.

Spesso ci sono tanti parametri attivati a nostra insaputa, o peggio abbiamo la difficoltà di disabilitarli, perchè solo in determinate combinazioni di visione sono modificabili. Ci sono prodotti di fascia alta che è possibile disabilitare le maschere di contrasto e i vari algoritmi di contrasto solo con i segnali in ingresso HDMI, non per i segnali interni o da stream internet interno… il che è può essere imbarazzante con i segnali 4k da Netflix che sono ottimi e non richiedono ulteriori process, anzi…

 


Log o non Log, ma quale log?

gamma-power-law_chart

Cos’è il log

Log è l’abbreviazione del termine Logaritmico, ovvero la registrazione delle informazioni di luminosità e saturazione non con informazioni lineari, ma Logaritmiche, il che comporta la capacità di registrare in un numero limitato di informazioni una maggior quantità di sfumature e luminosità, per massimizzare al meglio le possibilità della postproduzione successiva.

In soldoni, il log crea una immagine molto morbida come contrasti e saturazioni, che offre tutta una serie di vantaggi nella cattura e nell’uso.

 Perchè il log non è uno standard

La cattura logaritmica è uno standard, ma le curve di contrasto e saturazione applicate durante la cattura, no.
A seconda dei sensori, delle marche, del formato log (della curva applicata in cattura) le immagini risultati saranno differenti, quindi poi successivamente offriranno più o meno spazio di azione nella postproduzione.

A seconda delle macchine, cineprese digitali come Red, Alexa e BMD offrono un log con curve più semplici da gestire in funzione del livello di contrasto della mia scena da riprendere e quindi la scelta della curva log si fa direttamente proporzionale al contrasto presente (più contrasto + flat sarà la curva scelta / meno contrasto meno flat sarà la curva del log), mentre nel caso di macchine come Sony dove ci sono curve di contrasto molto flat, è fondamentale scegliere bene il profilo, magari con l’ausilio di un monitor con i falsi colori, per capire bene come il sensore sta catturando ed esponendo le diverse parti dell’immagine; se la immagine viene codificata in un log molto flat (poco contrastato) come quello Sony c’è il rischio che nella registrazione si perdano delle parti dell’immagine, perchè invece di avvantaggiarsi dello spazio log per gestire le immagini molto contrastate, se ne prendeno le debolezze.

Perchè è utile

Il log nasce per catturare un numero maggiore di informazioni nella codifica limitata dello spazio 8bit o 10bit, in modo che i file, pur essendo più leggeri contengano tutte le informazioni utili per la post. Il log, sposta le informazioni nello spazio migliore in cui possono essere registrate.

Vantaggio 1 : Ogni sensore ha una gamma dinamica, una capacità di catturare informazioni con poca, giusta o tanta luce, normalmente tutte queste informazioni hanno un peso di dati non gestibile direttamente dalle camere (tranne quelle che registrano il raw), per cui i dati vengono elaborati e compressi sia come colore (vedi articolo sulla profondità colore), sia come luminosità. Utilizzare il sistema di codifica Log ci permette di catturare in una gamma ridotta (8bit) uno spettro maggiore di informazioni.

Ogni codec durante la fase di compressione utilizza degli schemi di eliminazione dei dati inutili o ridondanti, per ridurre lo spazio occupato dai file, ma questo fa si che riduca anche dati che potrebbero essere utili. I codec di compressione classici, come H264, tendono a scartare tutte le informazioni non distinguibili, per cui se abbiamo in una immagine delle ombre profonde, il codec scarta tutte le informazioni dentro le ombre perchè tanto l’occhio percepirà ombre completamente nere, e quindi le informazioni sarebbero inutili… se non vogliamo applicare colorgrading per alleggerire quelle ombre, estrapolando a quel punto il nulla…

Vantaggio 2: Nel momento in cui utilizziamo lo spazio Log le ombre vengono spostate in alto nelle informazioni medio-basse, mentre le alte luci nelle medio alte, quindi dove il codec di compressione protegge tali informazioni, offrendo una maggior possibilità di postproduzione perchè ha protetto le informazioni importante.

Vantaggio 3: Il rumore del processore essendo registrato con un minore contrasto spesso tende a ridursi e a sparire in molti casi, per cui un file log a parità di cattura con un Rec709 offrirà meno rumore video (se sviluppato correttamente, altrimenti mostrerà il rumore originale, i falsi miti che il logo offra più rumore è semplicemente perchè riportando il log in uno spazio rec709 il rumore meno contrastato sembra più presente).

Vantaggio 4: saturazione ridotta vuol dire meno possibilità di banding e soprattutto si riduce il rischio che qualche colore molto saturo possa andare fuori scala negli 8 bit (256 sfumature pure per componente) e quindi appiattire certi elementi o ombreggiature di colore

Perchè in tanti lo osteggiano

Perchè non hanno studiato e capito come funziona per la loro macchina, pensando che sia una opzione da abilitare sempre o comunque, lo mettono anche su scene piatte, andando a creare immagini troppo piatte, che richiedono una certa conoscenza in post e non semplicemente mettere una Lut di conversione.

Se una immagine è registrata in Log nel modo giusto basta solo alzare saturazione (meglio la vividezza) e il contrasto a gusto e si ottiene una ottima immagine pulita e ricca di dettagli. Registrare in Log non significa registrare in raw, significa avere un segnale video compresso catturando una maggior gamma dinamica potenziale, ma comunque dobbiamo preoccuparci di :

  • fare il bilanciamento del bianco
  • settare correttamente Iso ed esposizione
  • gestire correttamente l’esposizione dell’immagine
  • in alcune macchine scegliere il log (la curva di Log) corretto.

Motivi per non usare il log

Personalmente trovo una manna avere la possibilità di catturare le immagini in modalità Log, prima di avere quella possibilità avevo profili camera che simulavano alcune delle caratteristiche del Log per lasciarmi più spazio in postproduzione.

Comprendo anche che molte persone abbiano modi di vedere differenti, e quindi ritengo che non debbano usare il log coloro che :

  • Devono girare solo il materiale e darlo in pasto a terze parti che non sanno usare il Log.
  • Non sanno come girare il materiale Log, non conosco le scelte da fare e per non rischiare di avere immagini troppo piatte meglio avere una immagine classica.
  • La macchina ha troppe curve di Log che essendo molto flat (sony) non sanno cosa scegliere.
  • Non c’è tempo per fare la post minima del log (non ci credo…).

Un esempio pratico

Qui potete vedere due immagini girate in Rec709 sopra e in Log sotto.
Dato che il Log dimostra le differenze nelle immagini estreme e non in quelle demo con illuminazione morbida, ho scelto una immagine notturna che mette alle corde i sistemi di compressione, i sensori, la gestione della luce e dei colori, con contrasti molto alti.
Le immagini, tranne l’ultima, sono in 4k x 4k per poter vedere effettivamente nel dettaglio la differenza di qualità tra le due modalità di ripresa

Log vs rec 709 original

 

 

 

 

Il girato ci appare in questo modo (con un click potete vedere alla risoluzione originale, 4k i file)

Apparentemente il log è leggermente più slavato ma sembrano simili prima di una eventuale postproduzione.

 

 

 

 

 

Log vs rec 709 illuminato

 

 

 

 

Per vedere bene la differenza tra le due immagini basta schiarire leggermente le immagini per vedere come la prima girata in Rec709 dimostri problemi e maggior rumore rispetto a quella sotto girata in Log.

 

 

 

 

 

log vs rec709 corretti

Dopo aver applicato una leggera correzione al Log per portarlo vicino al Rec709 sembrano essere simili, ma in realtà se guardiamo bene nei dettagli le differenze ci sono, sia nelle esposizioni delle luci, e le bruciature in quelle zone, sia perchè l’immagine Rec709 essendo più contrastata ha perso dettagli nelle ombre appiattendo la profondità della scena.

 

 

 

 

 

 

 

 

Con l’ingrandimento del dettaglio dei fari diventa evidente come quello sopra sia più grezzo e il rumore intorno ad esso sia notevolmente maggiore

rispetto al log sotto.

Quando un colorist ci chiede un flat, quale log dobbiamo dare?

nessuno… e tutti
non esiste un log migliore in generale, ognuno ha pro e contro, se è meno contrastato e meno saturo si rischiare di perdere tonalità nella compressione, se troppo contrastato e saturo è poco utile come log, dipende dalla scena che andiamo a catturare e dalle curve di log, tanto al colorist non interessa quale log avete applicato quanto lo spazio di lavoro per agire nel suo campo. Se mai vi chiede quale log avete usato per applicare la corretta LUT di correzione… cambiate persona perchè quello non è un vero colorist ma un applicatore di preset, che offende la categoria dei colorist.

Lo scopo di chi registra (dop, dit) è catturare la gamma dinamica più ampia per offrire al colorist il maggior spaziodi lavoro utile, poi eventualmente se clip sono tutte simili, sbviluppata la prima applica alle successive lo stesso tipo di sviluppo / correzione, ma questo vale per blocchi di clip legati alla ripresa, non esiste possibilità che una lut (non sviluppata sul set in loco) possa ottenere un corretto sviluppo del vostro girato senza farvi perdere parte della gamma dinamica.

Tech note

quando si espone, ogni dop o fotografo sa che per ogni “stop” di luce si deve raddoppiare le informazioni, per farla semplice, se ho 100w di illuminazione, per ottenere +1 stop devo metterne il doppio del precedente, quindi 200W, ma appena supero questa soglia, +2 stop uguale 400W (il doppio del precedente) quindi come vedete diventa rapido il calcolo per cui come nel logaritmo, per avere le informazioni necessarie è fondamentale raddoppiare le informazioni di base ( o dividerle) quando si tratta di luce.

Quindi se ho esposto correttamente un’area del sensore avrò il valore di partenza, poi ad ogni salto in avanti o indietro, dovrò raddoppiare o dividere i valori di informazione luminosa, il che significa che tra luce e ombra in modo lineare avrei il massimo delle informazioni solo ed esclusivamente nella luce. Mentre in una cattura logaritmica che mima una distribuzione più uniforme delle informazioni siamo in grado di “distribuire” in modo più “variegato” le informazioni disponibili, quindi sia nella luce che nell’ombra possiamo catturare un certo numero di informazioni, offrendo nella fase finael una immagine più ricca di sfumature globali.

Ogni camera partendo da un sensore a 16bit offre come minimo 65k di sfumature di luminosità, quindi codificando queste stesse informazioni in una curva logaritmica più morbida e regolare, siamo in grado di ottimizzare la registrare delle informazioni per una immagine più ricca e pulita quando si scende a 10 bit o peggio a 8 bit di informazioni luma / colore.

 



Sensibilità ultra, la nuova frontiera, indispensabile o no?

Cattura l’avventura!

explorerDa tempo le macchine sono sempre più sensibili, per riprendere con la luce di una candela… sapete quando ho sentito questa frase?

1988 pubblicità di una delle prime spallari VHS della Philips… giusto quei trentanni fà…

Certo erano immagini con un gain (un guadagno artificiale) che neanche sui primi cellulari si vedeva… eppure per l’epoca era magia.

Oggi poi ci troviamo in una serie di situazioni contraddittorie che molti non si spiegano, macchine fotografiche ultra sensibili come le recenti Sony Alpha che spaziano oltre i 200.000 iso (parliamo di duecentomila) fornendo immagini più che decenti se presente un minimo di luce, mentre camere più professionali arrivano a 800-1600 asa le bmc, 3200 asa le Arriflex e le Red, cosa che la maggior parte delle persone non si spiegano.

Le domande che sorgono spontaneamente sono :
– perchè non lo fanno le aziende così blasonate se Sony lo fa ?
– serve veramente avere questa luminosità oltre l’umano?

Sinceramente alla prima domanda non so darmi una risposta, o meglio, posso solo fare ipotesi, relative al tipo di tecnologia che sta dietro alle cineprese, e perchè non si sente la necessità di arrivare a sensibilità così folli, dato che anche con la pellicola nel cinema ci si ferma con la 500 Asa prodotta da Kodak.

A cosa serve una maggior sensibilità di pellicola o sensore?

Il discorso potrebbe essere molto articolato, con tanti discorsi nostalgici, ma mi piace essere pratico.
Il cinema si fa con la luce, quindi a me dei discorsi di riprese in lowlight senza luci o altro non mi frega molto, soprattutto perchè raramente vengono bene anche con i sensori ultrasensibili, mancano i riflessi di luce nei punti giusti, i giochi di luce e ombra, tante cose che sembrano naturali, ma che sono finemente costruiti dai direttori di fotografia.
Un sensore più sensibile aiuta a lavorare meglio in determinate situazioni, punto …

Sfatiamo qualche mito sulla luce naturale ?

  • Il recente Revenant con fotografia del premio oscar Lubensky è stato girato in luce naturale, non ha usato luci aggiuntive…
    più o meno, ha fatto largo uso di pannelli riflettenti, ha sfruttato fuochi e luci varie naturali, e pare che durante la fase di colorgrading abbiano massaggiato parecchio le immagini per esaltare e amplificare molto i contrasti di luce e le varie tonalità delle immagini.
    Comunque, essendo un amante della Golden hour, quell’intervallo di tempo al tramonto in cui c’è una luce magica, so che si può ottenere un risultato molto vicino a quello, ma se lo poteva permettere solo Inarritu, perchè quell’intervallo dura pochi minuti… per sfruttarlo al meglio sono andati più al nord possibile per poter trovare i luoghi con una durata maggiore della Golden Hour.
  • Se ho luce, quella basta, perchè aggiungere luce?
    spesso il problema non è la quantità di luce, ma la distribuzione tra zone di luce e ombra, la direzione, che se sbagliata rovina il viso di attori e attrici, il rischio è che lo sfondo sia più luminoso del primo piano, quindi si deve schiarire il primo piano per non bruciare lo sfondo, che è brutto da vedersi
  • Se il sensore è sensibile perchè devo usare la luce?
    il sensore può essere sensibile ma non a tutta la luce, ma solo a determinate frequenze, per cui più andiamo sul low light, più si perdono alcune frequenze di colore della luce, quindi anche se il sensore è più sensibile è probabile che i colori che può catturare siano meno intensi, o peggio, che ne perda alcuni, il che significa che le immagini saranno più povere e soprattutto limitate
  • Perchè si usano pellicole meno sensibili al cinema, perchè si devono usare meno iso in ripresa se ci sono?
    per una questione di qualità dell’immagine finale, all’alzarsi della sensibilità chimica o elettronica, l’immagine peggiora aumentando il contrasto, riducendo i dettagli fini catturabili, quindi si usa sempre gli ISO o Asa nativi di un sensore o una pellicola e non si “tirano” amplificano in nessun modo. Nella pellicola per catturare maggior luce i grani devono essere più grandi e con una capacità di cambio alla esposizione più duro, quindi diventano velocemente più visibili, offrendo però un contrasto maggiore, e la cattura della luce diventa più grossolana.
    Allo stesso modo nel digitale si amplificano le informazioni, ma se queste sono poche, quando si amplificano aumenta il contrasto e quindi si evidenzia l’immagine ma anche il rumore stesso.


LUT cosa sono e a cosa servono.

lut-buddyCosa sono le LUT?

ci sono tanti modi di spiegare una LUT, più tecnico o più pratico, a me interessa spiegare il lato pratico, per il lato tecnico basta una ricerca su Google e trovate mille e più pagine tecniche che vi spiegano cosa sono fino alla formula matematica che le descrive.

Una LUT Look Up Table è praticamente una tabella, un preset che prende i colori di una immagine, di un filmato, e li corregge secondo i valori contenuti nello schema della LUT.
Internamente ci sono tabelle a 1, 2, 3 dimensioni che prendono il valore del colore originale e lo cambiano in un altro valore; le LUT 3D sono quelle più precise, perchè descrivono la trasformazione del colore in modo più dettagliato secondo lo spettro cromatico più esteso, se nella modalità 1D è una tabella valori in cui 1 diventerà 1.22, nella lut 3D cubica abbiamo uno scostamento sui tre assi del colore e quindi avendo una descrizione più dettagliata, sarà più precisa la correzione che la LUT andrà ad applicare.

A cosa servono le LUT?

Le LUT servono a tre scopi diversi, a seconda di quando si applicano tali correzioni.

LUT da set/Monitor : girando con camere che lavorano girando il log o in raw, il materiale se rivisto direttamente sarebbe strano, desaturato, piatto come contrasti, quindi spesso si usano monitor che al volo applicano una LUT per mostrare il materiale secondo una visione più “tradizionale” ad esempio il rec709 che è lo standard video.

LUT di sviluppo : sia sul set che magari dopo, si creano delle LUT per fissare un certo tipo di correzione dell’immagine originale per fissare l’estetica dello shot che viene fatto, in modo che il Direttore di fotografia possa al momento verificare l’effetto generale della ripresa fatta, che dare delle indicazioni in modo che chi si occuperà della fase color grading abbia una indicazione precisa di cosa il Direttore di Fotografia intendeva catturare sul set.

LUT di Postproduzione : si carica o si crea una tabella di correzione per dare un particolare look alle immagini partendo da LUT che simulano il tipo di risultato che si avrebbe in “determinate condizioni” ad esempio le Lut che simulano i diversi tipi di pellicola emulano come i colori e i contrasti si altererebbero in funzione della stampa su quel tipo di pellicola.

per far soldi … vendendo dei preset che forse potranno funzionare, su alcune immagini…

Perchè non funziona la LUT che sto applicando?

La spiegazione è molto semplice, la LUT funziona sempre, è l’immagine a cui la diamo in pasto che non è adatta.
Contrariamente a quello che pensano in molti, le LUT nascono come preset di correzione del colore, sviluppate su immagini di tipo X, quindi le LUT vi forniranno quel tipo di risultato SOLO se voi le applicherete ad immagini con lo stesso tipo di contrasto e densità di colore, altrimenti i risultati possono essere di ogni tipo. Le LUT sono SOLO delle tabelle di allocazione del colore, ma non possono essere senzienti, ovvero non sanno quale sarà il risultato finale, solo di quanto cambiare il tutto.

Come faccio a far funzionare una LUT?

domanda semplice, risposta molto semplice, olio di gomito, si deve alterare l’immagine sorgente PRIMA di applicare la lut in modo che sia il più simile possibile all’immagine originale usata per creare la lut, questo farà si che il risultato finale sarà il più vicino possibile a quello che ci si aspetta dall’immagine dimostrativa della LUT.

Perchè una immagine NON vale l’altra quando applico le LUT?

se una immagine ha un contrasto alto o basso, la LUT scosterà i colori in modo diverso.

qui potete vedere un esempio di come una immagine LOG o in modalità video rec 709 per la una LUT Kodachrome siano sbagliate, e quindi da una delle due ho dovuto creare una immagine ad hoc per poter ottenere un risultato più naturale da quella LUT.

completoIl file Log non è abbastanza flat, il file rec 709 è troppo contrastato e troppo saturo, mentre per far funzionare correttamente la lut ho dovuto decontrastare il log, ma saturarlo un po’ di più dell’originale. Quindi diventa evidente che quando si usa una LUT più “aggressiva” di un semplice sviluppo delicato, spesso è necessario mettere in mezzo un livello di correzione per far funzionare la lut nel modo corretto, lavorando sul contrasto e sul colore, perchè spesso la tabella è troppo forte o poco forte.

La Lut deve essere pensata più da un punto di partenza, che un punto di arrivo, per cui può essere interessante per la manipolazione delle immagini, ma non la si deve pensare come una bacchetta magica, non trasforma in pellicola le immagini che gli date in pasto alle Lut, ma aiutano lo sviluppo delle immagini per arrivare ad un determinato risultato.

La free Lut per simulare la cara e vecchia Kodachrome è un dono fatto dal cinematographer Frank Glencairn, la potete trovare sul suo blog in questo interessante Articolo sullo sviluppo del colore in stile kodachrome.

Come le lavoro le immagini prima delle LUT?

con qualunque strumento che vi permetta di vedere in realtime le applicazioni di Lut e correzione colore in contemporanea, ad esempio lo strumento LUMETRI di premiere dalla CC2015 in poi, che contiene la possibilità di caricare le LUT in due punti diversi, sia per lo sviluppo base e poi per lo sviluppo creativo, e la cosa interessante è che nello sviluppo creativo i programmatori di Adobe hanno introdotto controlli di regolazione colore come lo “sbiadito” e vividezza; sbiadito è la traduzione un po’ grossolana di bleach pass, il candeggiante, che aiuta l’applicazione delle LUT rendendo più “flat” piatta l’immagine riducendo contemporaneamente sia la saturazione che il contrasto; la vividezza è uno strumento che aumenta il colore inversamente al valore della saturazione degli elementi, oppure toglie colore in modo direttamente proporzionale alla quantità di saturazione degli elementi, molto utile per uniformare i valori di saturazione dell’immagine, riducendo gli eccessi e i contrasti di saturazione che complicano l’applicazione delle LUT e tutte le altre lavorazioni di correzione colore.

Su photoshop ad esempio le LUT si applicano come livello di regolazione, per cui possiamo inserire prima del livello di LUT due livelli di regolazione di valori tonali e vividezza e controlliamo agilmente l’immagine vedendo anche quanto la LUT la cambia e “dosiamo” l’intervento della lut stessa.

Posso applicare le LUT ad ogni tipo di immagine?

Le lut nascono per lavorare al meglio su immagini flat che nascono da file log o raw, per cui applicandole su immagini morbide e poco sature le LUT possono agire bene, e possono funzionare di più al secondo colpo.

Perchè dico al secondo colpo? Perchè log non è uno standard, se prendiamo un file log di una red, di una blackmagic, di una alexa, di una dbolex avremo tanti log diversi, diverse saturazioni e diversi contrasti. Log è un file in cui il colore e il contrasto invece di essere registrati in modo lineare sono registrati in modo logaritmico per gestire meglio e più latitudine di posa e informazioni, ma ogni azienda ha il suo modo di gestire e catturare le informazioni log.

Ad esempio logC Alexa e log blackmagic sono molto simili, Alexa tiene la saturazione più alta, Blackmagic più bassa, ma il contrasto di luminosità è invertito, quindi la LUT sviluppata sulle immagini di una non va bene su quelle dell’altra e viceversa.
Entrambe le camere registrano un log 10bit in .mov e un 12bit log raw, partendo da un sensore 16bit, ma la curva di gestione è differente.
Potete trovare qui alcune indicazioni della curva di log della Alexa.
Questo significa che anche salendo su camere più professionali non esiste un modo standard di creare le immagini e catturarle allo stesso modo. Se una Lut potesse magicamente equilibrare le immagini e dare l’aspetto X indipendentemente dalla sorgente, probabilmente sarebbe superfluo avere sia sul set che in post diversi ruoli e diverse professionalità, ma nonostante i tentativi di filtri, sistemi di allineamento colore in post, uso di tabelle come il target gretag e simili, i sistemi di correzione colore automatici al massimo posso aiutare a “normalizzare” ovvero uniformare le immagini tra di loro, ma di certo non a creare la magia, per quella servono sempre gli esseri umani.

Un altro esempio di come una camera non possa lavorare in modo lineare è dato dal fatto che a seconda della lente che poniamo davanti, dell’iso impostato, anche lavorando con le stesse condizioni cambierà il contrasto di luce, e quindi anche poi la saturazione. Quindi anche usando la stessa camera, e girando in raw, dove non avvengono elaborazioni, ma si cattura esattamente ciò che il sensore legge, basta aprire o chiudere i diaframmi della lente fissa, che cambiando il contrasto una lut usata a TA (tutta apertura) sarà inutilizzabile a 11 di diaframma perchè l’immagine andrà “massaggiata” prima di essere sottoposta alla lut.


4k la vecchia frontiera del nuovo, in attesa dei televisori 8k che non potremo vedere

Pur essendo un fautore del 4k per la ripresa, perchè offre molto materiale su cui lavorare, tanti vantaggi in ogni operazione di manipolazione del materiale, sono convinto che sia l’ennesima bufala del 21 secolo per vendere il nuovo televisore, i nuovi vecchi contenuti.

Perchè il 4k è inutile nei televisori, nei cellulari, nelle telecamere amatoriali?

senza parlare del fatto che se non viene usato per la postproduzione è uno spreco di risorse cpu del dispositivo di cattura, spazio di memoria occupato, surriscaldamento del dispositivo, il 4k su un dispositivo al di sotto di determinate dimensioni è uno spreco inutile. L’acutezza visiva di un essere umano medio è tale da percepire circa 1/10 mm a circa 50cm di distanza, considerato che un pannello 4k di dimensioni medio è una densità di 110 ppi, ovvero su un 40 pollici si parla di 4 punti per mm quadro, peccato che un 40 pollici si guarderà da almeno 150 cm dove la capacità risolutiva è scesa in media a 2-3mm, quindi ci sono ben dieci volte le informazioni percebili da un essere umano medio…

questo calcolo è valido esclusivamente se noi abbiamo una fonte 4k pura, perchè se su quel televisore vediamo un filmato 4k da streaming, youtube 4k, cellulare o altri elementi in realtà non avremo tutte quelle informazioni, perchè il pannello offre quella definizione, ma i dati trasmessi non li hanno, per cui il televisore sarà completamente inutile….

quindi perchè comprare un televisore 4k oggi?

Facciamo una analisi molte semplice e rapida dei pro e dei contro :

Pro:

  1. è una grande cornice digitale ad alta risoluzione per le vostre fotografie
  2. se ho una vera cinepresa digitale 4k posso vedere le immagini nel loro reale splendore, se sto molto vicino al 40 pollici che ho comprato.

Contro:

  1. non ci sono ancora contenuti veri in 4k con cui sfruttare una tv 4k
  2. lo standard bluray 4k è ancora teorico, ma non esistono bluray 4k in commercio
  3. non esistono ancora film girati completamente in 4k, quindi comunque si vedrebbero filmati “gonfiati” e non nativi 4k
  4. lo streming 4k in realtà offre meno di 2,7 k di risoluzione effettiva, il resto nasce per interpolazione quindi nuovamente inutile.
  5. la trasmissione 4k è teoria, in realtà ad oggi sono pochi i canali in FullHD (1920 x 1080), la maggior parte al max sono hd (1280×720).
  6. i televisori 4k non hanno decoder digitali per ricevere segnali 4k perchè non sono ancora stati definiti standard di trasmissione 4k, quindi al momento in cui esisteranno i canali 4k il nostro televisore sarà già obsoleto e non in grado di mostrare i filmati alla risoluzione 4k.
  7. la lettura di filmati FullHd offre una visione sfuocata dei contenuti (perchè gonfiata 4 volte) oppure troppo incisa perchè per mascherare l’immagine morbida viene processata mangiando in realtà diversi livelli di dettaglio durante le operazioni crude di sharpening. Quindi per vedere un bluray è un pessimo veicolo.
  8. costerà molto di più di un equivalente fullHD di qualità, non offrendo ad oggi la possibilità di vedere immagini realmente differenti.
  9. nel visualizzare immagini amatoriali 4k da cellulari, telecamere etc non è detto che esse abbiano sufficiente dettaglio per mostrare immagini di qualità per sfruttare la matrice 4k
  10. per percepire la reale differenza tra un tv 4k e un tv Fhd si deve andare dai 50 pollici in su, che però si dovranno vedere più da lontano e quindi si torna all’assurto iniziale, inutile per la maggior parte delle persone che non hanno la capacità visiva di apprezzarne il dettaglio a livello fisiologico.

perchè il 4k al cinema non serve?

la proiezione 4k è una piccola truffa, perchè in realtà la maggior parte dei film viene girata con cineprese digitali in 2k, come le alexa, per cui il fatto che venga poi proiettato in 4k non da nessun vantaggio di fatto, anzi, è un inutile flettere i muscoli di tutto il sistema, perchè richiederà 4 volte lo spazio originale del 2k, risorse maggiori per il play e la gestione dei contenuti senza dare un reale vantaggio.

Ma veramente non si vede la differenza?

Nolan si vantava di aver girato in Imax (formato in altissima definizione pellicola) l’ultimo cavaliere oscuro e Interstellar, e un sacco di gente ha detto di aver notato la differenza..
Sarei curioso di chiedere a quella stessa gente se mi sa indicare in quali inquadrature ha notato la differenza, perchè nessuno dei due è girato completamente in Imax, troppo costoso, troppo grandi e scomode le cineprese, etc etc… per cui sono state alternate le riprese di s35 tradizionali a quelle di imax (prettamente degli esterni dove era più semplice gestire macchine da presa più ingombranti)… soprattutto visto che queste pellicole nella maggior parte delle situazioni sono state viste in sale digitali su proiettori 2k, quindi dove tutto era appiattito e spostato verso il basso.

Altro punto a favore per l’impasto generale è dato dal fatto che molti film subendo digitalmente una postproduzione molto pesante, anche solo a livello di editing e color correction, non si è poi in grado di distinguere nelle riprese brevi fatte da dslr, go pro, telecamere, da cineprese professionali. Il tutto grazie al fatto che vengono utilizzate nella situazione migliore per estrapolare al meglio la qualità visiva dai diversi sensori facendole lavorare al meglio delle loro possibilità.

quindi per il 4k è presto?

beh si riprende in 4k per il futuro, perchè si estrae un 2k e un fullHD di altissima qualità, ma usare direttamente il 4k a livello domestico è uno spreco, perchè non è percepibile direttamente dall’occhio nella maggior parte delle situazioni domestiche.

perchè allora proliferano i televisori in 4k e tutte le periferiche 4k?

qualcosa vi devono vendere, o no?
Nel marketing si sono sempre usati i numeri per dare una percezione tangibile di un valore, anche se qui numeri non avevano reale connessione col valore del prodotto.

ad esempio, i masterizzatori sono partiti col 2x dei cd, fino ad arrivare a x52 dei dvd, ma nessuno vi dice che i supporti x52 non esistono, perchè la masterizzazione è un bilanciamento tra velocità di scrittura e numero di errori introdotti, a seconda della qualità del supporto la velocità viene dosata per introdurre un numero minimo di errori di scrittura, per permettere la lettura dei dati e grazie ad un sistema di correzione dell’errore poter risalire ai dati originali. Il concetto della correzione dell’errore di lettura era nato in origine per compensare i difetti di fabbricazione, e/o di graffi o i danni al supporto, nel tempo questo sistema è diventato un metodo per accelerare la scrittura sui supporti basandosi sul fatto che alla fine si riesce lo stesso a leggere i dati.

Il problema dove sta? nel fatto che se si porta un supporto al limite della leggibilità perchè lo vogliamo masterizzare a x52 invece che a x8, basta una leggera usura a rendere illeggibili i dati scritti. Non solo, la scrittura lenta applica in modo diverso il laser di scrittura e introducendo meno errori rende il supporto più resistente anche a usura più forte, esposizione a uv, deformazione del supporto scrivibile,  etc.
Il che fa pensare su come in modo superficiale si scrivano dati su un supporto, senza aver avuto nozioni di come farlo e come conservarlo.. auguri ai masterizzatori da formula 1, forse dopo 3-4 mesi potranno ancora rileggere qualcosa dai loro supporti.

un altro esempio, i megapixel delle fotocamere:

da sempre sembra che i megapixel siano indice di qualità, ma se si schiacciano su un sensore da 1/4 di pollice 40 megapixel, non si può pensare di avere la stessa pulizia e luce di 12 megapixel su un sensore fullframe, perchè la luce catturata da ogni recettore è maggiore. In realtà non sono solo i megapixel ma anche la capacità degli stessi di catturare informazioni, la superficie coperta che offrono la qualità effettiva dell’immagine catturata, ma il concetto è troppo complicato, quindi per la massa + megapixel = + qualità.

ricordo ancora quando regalai a mia sorella una compatta da tre megapixel, in un mondo in cui ne erano già uscite diverse da 5-6 megapixel, ma le fotografie e il dettaglio di quelle fotografie era inarrivabile dalle equivalenti come fascia di prezzo, perchè alcune interpolavano, altre avevano si più recettori ma meno sensibili etc etc.

oggi una gara nelle fotocamere e telecamere è la sensibilità (in realtà anche 25 anni fa, visto che si parla anche allora di riprendere con una candela).
Se non si riprende al buio, e non parlo di luce naturale, ma di buio, allora la camera non è degna di nota… quindi una red e una alexa, cineprese digitali con cui fanno i film che hanno una sensibilità nativa di soli 800 iso sono delle scamorze…

Perchè è già tardi comprare un televisore 4k?

diciamo che la mia è una affermazione provocatoria, ma non troppo…
perchè i giapponesi stanno già sperimentando le trasmissioni in 8k, per cui perchè comprare un prodotto superato, tanto vale passare direttamente all’8k 😀

battute a parte, i giapponesi sono sempre stati all’avanguardia con la sperimentazione, ricordo il primo sistema di fullHD ripresa e visione visto di persona al SIM audio Hifi a milano nel 1992, una sperimentazione congiunta tra RAI e un colosso giapponese Ikegami, ironicamente avevo ripreso tali immagini con la mia potentissima vhs a 200 linee e mi sembrava così lontana come qualità e potenza.

ben prima di questi pioneri già nel 1986 Francis Ford Coppola, prodotto da George Lucas, realizzava uno speciale video clip in 4D (3d più quello che oggi si chiama augmented reality) usando telecamere HD sperimentali con protagonista il grande Michael Jackson in Captain EO.
Questo per far presente come se l’HD era già presente come tecnologia nel 1986, oggi dopo quasi 30 anni, ancora non è lo standard televisivo, quindi valutiamo bene quanto il 4k possa penetrare dentro le nostre case in un paio di anni.
Soprattutto si deve riflettere sul fatto che 4k non vuol dire solo cambiare i sistemi di ricezione, poco costosi, ma cambiare tutti i sistemi di messa in onda e trasmissione, e per le televisioni sarebbe un investimento mostruoso, che dubito faranno così velocemente, visto che molte sono ancora alla Standard definition.


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