Carlo Macchiavello

Tutto è possibile

Tag: nippon kogaku

Scegliere una lente, il costo vale la candela?

Spesso ho scritto sulle lenti fotografiche, un argomento molto dibattuto tra fotografi o videmaker, si ammirano da lontano lenti costose, se ne usano di più economiche, resta il mito che le lenti siano uno dei segreti del cinema, della qualità e che se non si spende determinati budget non si hanno i livelli di qualità.

Da un lato esistono differenze reali, meccaniche, strutturali, operative delle lenti cinema verso le lenti fotografiche, per cui il motivo del loro costo è pienamente giustificato, dall’altra non sempre in altri ambiti le differenze sono così evidenti da giustificare differenze di prezzo molto ampie.

Mi sono divertito a fare qualche foto a mia nipote, e mentre le facevo ho cambiato diverse lenti 85mm, dalle più economiche a più costose, passando da una lente vintage che si trova nell’usato intorno ai 200 euro, ad una lente media meccanica, ad una serie L Canon da quasi 2000 euro.

Ognuna di esse esposte nella stessa situazione, massima apertura per metterle in difficoltà, con l’incarnato di una bimba di quasi 3 anni. Indovinate un po’ quale lente è per ogni foto ?

Le fotografie sono state sviluppate allo stesso modo, croppate al 100% da file raw, il risultato è piacevole e dettagliato in ognuna di esse. Dimostrazione che le diverse lenti se ben usate possono offrirci visivamente un ottimo servizio qualitativo.

Per la cronaca si parla di una lente vintage Nikon 85mm serie H, Samyang 85mm 1.5, Canon 85mm 1.4 Serie L IS USM. Nelle stesse condizioni offrono una resa talmente simile che difficilmente si possono distinguere, quindi… forse interscambiabili per molte situazioni.

Ovviamente ognuna di esse ha i suoi vantaggi e svantaggi, ma quello che vede lo spettatore saranno queste immagini, non la tecnica e tutto ciò che si fa dietro di esse.

Una lente cinema o di fascia superiore rispetto ad una lente vintange offrono :

  • No breathing, quando si cambia il fuoco l’ottica non respira, non cambia nulla, il che evita movimenti non voluti durante il cambio di fuoco nè aspira aria con la possibilità di introdurre aria e polvere nell’ottica.
  • Se la lente è uno zoom parafocale, si può cambiare la focale senza perdere il fuoco impostato, mentre per la maggior parte delle lenti zoom al cambio di focale si perde il fuoco.
  • Struttura e meccanica molto più robuste per reggere sollecitazioni fisiche molto intense.
  • Quasi tutte sono tropicalizzate per poter reggere senza problemi schizzi di liquidi e polvere senza danni.
  • Coating frontale e non solo pensato per evitare riflessi e degenerazioni colorate sulle alte luci (Purple fringing).

In conclusione, di fondi di bottiglia e plasticotti ce ne sono tanti, ma non sempre le differenze tra le diverse lenti sono così evidenti da giustificare dieci o trenta volte il loro prezzo, inoltre qui vedete le lenti che si sono espresse al loro meglio con un sensore senza pixelbinning o line skipping, ma se mettete delle lenti davanti a sensori fotografici, che saranno poi scalati in qualche modo, che comprimeranno in modo violento e percepibili il materiale catturato, molte lenti moderne saranno non solo superflue, ma deteriorate in modo così considerevole che rispetto alle lenti kit dette plasticotti, non saranno più nitide o più risolute.


Dal passato con furore…

Chiunque mi conosca sa che ho una certa passione per le lenti vintage.

Acquistare una lente vintage significa rinunciare nella maggior parte dei casi agli automatismi, il che non è un male, se per usarle non si ha fretta o non le si vuol usare per fotografia o ripresa sportiva. Per quanto mi riguarda le lenti vintage a me servono per fotografia e ripresa in condizioni più o meno controllate, e quindi non sono interessato agli automatismi, anzi spesso li disabilito per avere il controllo.

Perchè una lente vintage, vista la vasta gamma di lenti che le case fotografiche offrono oggi?

oggi vengono vendute lenti a 80-100 euro che non valgono neanche i fondi di bottiglia, ma poste su camere che le riconoscono, che correggono in camera i difetti, e contrastano, rendono nitide in post, per molte persone possono essere una buona base di partenza. In passato non esistevano prodotti di bassissimo livello, perchè la pellicola non perdonava certi difetti, e la camera non poteva rielaborare le immagini, quindi molte lenti partivano già da un buon punto di partenza a livello qualitativo.

Le lenti vintage a seconda di chi le vende e dove le si comprano possono essere un ottimo affare a livello di rapporto qualità prezzo delle lenti.
Il fatto che lavorando solo in manuale diventano inutili o poco comode per molte persone, il corpo in metallo pesante per altri, che preferiscono i “plasticotti” leggeri, spesso si trovano occasioni sui mercatini, nelle aste di usato e on line.

Naturalmente esistono anche nel vintage lenti poco attraenti come qualità, tutto sta nel sapere cosa si cerca e dove si mettono queste lenti. Se si punta su marchi noti come Leica e Zeiss si ha la certezza che qualunque lente sarà al minimo di ottima fattura, poi ci sono diversi marchi russi che usavano lo stesso schema e tipo di lenti di Zeiss, ma con prezzi più popolari, e li a seconda degli obiettivi si poteva avere dei piccoli gioiellini o dei prodotti di media fattura. Altri marchi come Nikon, a seconda della lente e del periodo, offrono interessanti prodotti.

Volendo posizionare queste lenti su sensori moderni, non dimentichiamo che devono essere lenti di qualità per essere in grado di risolvere abbastanza informazioni per fornire ai sensori moderne dettagli sufficienti per costruire delle belle immagini, quindi la scelta deve andare di conseguenza su lenti di un certo valore.

Cosa mi offre in più una lente vintage?

mi offre le sue imperfezioni, la sua unicità.
Una lente moderna è creata in totale automazione, per cui se prendo 10 50mm 1.2 di un certo marchio so che intercambiandoli avrò lo stesso identico risultato, mentre se prendo anche due lenti vintage, prodotte parzialmente da opera artigianale, avrò dei risultati differenti, anche di poco ma avrò un qualcosa di personalizzato. Si narra che lo stesso Kubrick, fanatico ed esperto di fotografia, avesse chiesto a Zeiss diverse lenti dello stesso tipo, per scegliere e comprare quella che preferiva per ogni focale, così che fosse la sua lente, la sua scelta visiva.

Quale scegliere?

quelle che ci piacciono di più… io mi sono innamorato del look delle Nippon Kogaku, una serie prodotta dalla Nikon, prima che prendesse il marchio Nikon tra gli anni 50 e 60, lenti particolari, prodotte tutte in metallo pesante, grandi lenti limpide che offrono una luce pulita e morbida, pur lasciando molto dettaglio al loro interno.

Totalmente meccaniche si possono adattare all’attacco canon in modo facile e rapido con un anello, oppure se si vuol fare un lavoro fatto bene, l’azienda di barcellona chiamata Leitax crea baionette da sostituire alle originali, così avremo un saldo e robusto attacco nativo per canon.
Una alternativa disponibile per le conversioni delle sole lenti Canon FD è l’americano EDMIKA, che ora ha aperto un centro di conversione anche in Europa.

Il particolare coating di queste lenti non protegge troppo dai flare se riprendo direttamente la luce o in controluce, creando aloni attorno agli oggetti in controluce e particolari riflessi che trovo più interessanti e meno asettici delle lenti moderne, che nel tentativo di rendere perfette le immagini si adoperano per togliere il più possibile di questi difetti, che però danno un certo sapore alle immagini.
Mi fa sorridere l’idea di come si scelgano lenti moderne per evitare flare e aloni, e poi ci si adoperi in vari modi per aggiungerli in postproduzione, sia perchè lo trovo uno spreco di tempo, sia perchè alla fine dato che tutti quelli che li aggiungono in post, essendo dei preset, saranno tutti più o meno uguali, mentre con le lenti vintage quel tipo di comportamento è reale e quindi sarà differente ogni volta che si farà una ripresa.

Le foto che vedete qui sopra sono fotogrammi raw catturati con un sensore s35 4k, praticamente come una fotocamera 8,9 megapixel 12bit raw, che alternano un semplice 35mm 2.0 ad un piccolo gioiello, l’85mm serie H 1.8 della Nippon Kogaku, una lente per la quale l’ingegnere ottico prese la massima onorificenza dall’imperatore del giappone per il lavoro svolto nella qualità ottica e costruttiva; quante lenti oggigiorno possono vantare un simile background?

Un altro marchio che mi ha offerto tante soddisfazioni sono le lenti della serie Minolta rokkor MD, ho un 50mm 1.4 che usato con mirrorless mi ha offerto tante soddisfazioni sia come luce che nitidezza, di fronte ad una lente comprata usata per meno di 90 euro.

Un altro marchio molto interessante è Voigtlander, che produceva e produce lenti di altissimo livello, in vari mount, tra cui un mount molto interessante che è il Rolley QBM, il fattore interessante di questo mount è che è molto semplice ed economico adattarlo all’attacco EF canon, basta acquistare una economica baionetta, svitare le tre viti posteriori della lente, togliere il vecchio mount e mettere il nuovo, riavvitare e a questo punto la lente è pronta per essere saldamente unita con moderne camere.

Posseggo uno splendido voigtlander Ultron 55mm 1.4 AR che offre una luce e una definizione spettacolare anche sui moderni sensori, sia al centro che lateralmente anche a tutta apertura. Questi sono fotogrammi estratti da test eseguiti con la lente modificata e montata su una Blackmagic Production Camera 4k, pur vedendo solo dei jpeg è possibile comprendere la qualità offerta da una lente che ha più di 40 anni.

Naturalmente so che ci sono molte lenti Leica e Zeiss di qualità più alta di queste, ma parliamo di costi ben più alti che non avrei potuto affrontare, perchè anche se vintage, invece di perdere valore nel tempo, quelle lenti si sono accresciute di valore.

L’uso delle vintage è una moda o una reale necessità?

personalmente posso dire che ho una doppia ragione, da un lato parlo di un lato economico, perchè posso acquistare lenti vintage di una qualità che non potrei affrontare nelle controparti Zeiss moderne; da un altro lato il mio gusto visivo trova più soddisfazione nell’usare questo tipo di lenti che le asettiche e ultra taglienti lenti moderne, che trovo spesso anche troppo contrastate (non parlo di dettaglio, ma di contrasto luce ombra) per i miei gusti.

Che poi sia di moda in vintage e si cerchi di riprodurre i difetti dei filmati amatoriali del passato, quello è un discorso diverso, ad esempio la moda lanciata dalla Lomo, e la moda della lomografia, macchine e lenti con difetti voluti per simulare le brutte foto o i brutti sviluppi del passato è un tipo di gusto visivo che nasce dalla noia della perfezione moderna, dove chi sa che può riprodurre mille volte lo stesso risultato cerca l’originalità nel finto difetto, o vero difetto. Il che, mi ripeto, lo trovo ironico e divertente in un mondo in cui ci sono persone che cercano la perfezione assoluta, il risultato perfetto e la definizione perfetta.

Leggendo una intervista al leggendario Roger Deakins, ho visto che anche lui, nel campo cinematografico ha una netta preferenza alle lenti prodotte più nel passato che in quelle moderne per un certo modo in cui catturano la luce, e decisamente lui non ha problemi nel scegliere di noleggiare una lente più moderna da una prodotta 20 o 30 anni fà per una cinepresa seria.


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