Carlo Macchiavello

Tutto è possibile

Pagina 2 di 24

In preparazione altre casse da morto

L’ennesimo prodotto che muore, e non per mancanza di fondi, visto che l’azienda che lo ha comprato dal suo creatore per portarne avanti lo sviluppo è una delle più ricche al mondo.

In passato prima di sviluppare un software ci si pensava, erano investimenti e tempo, mentre nella generazione internet si spara nel mucchio, sperando che qualcosa funzioni, oppure, basta, si chiude baracca e burattini e chi si è visto si è visto, chi ha investito tempo e denaro (poco in questo caso) nel loro prodotto si vede abbandonato (già dal 2016) e oggi viene indicato prima via email e poi sul sito che deve essere richiesta una chiave definitiva perchè tutto andrà a sparire.

Nella mia vita informatica (dal 1982) ho visto nascere e morire molti software, molte software house, per scelte sbagliate, per mancanza di utenti e quindi fondi, per obsolescenza, ma la cosa più imbarazzante è la facilità oggi in cui si creano prodotti, si raccolgono centinaia di migliaia di utenti e poi… si chiude tutto perchè era un esperimento, perchè non sono stati capaci di gestire il rapporto investimento guadagno, perchè un manager se ne va e chi succede decide per dispetto di chiudere e cancellare quello che ha realizzato, si ho scritto dispetto, quella parola che di solito si associa ai bambini, ma che ho riscontrato come comportamento in cinquantenni da consiglio di amministrazione, perchè l’età non fa la maturità, purtroppo….

Oggi la creazione di tanti sistemi di Renting comportano un simile danno, perchè in realtà nel momento in cui si accetta il noleggio del software a tempo limitato (l’acquisto della licenza era a tempo illimitato a discrezione del produttore, non esiste l’acquisto illimitato senza clausole), state accettando di mettere un cappio al collo molto più stretto di quello che immaginiate, state mettendo in ostaggio i vostri file a gente a cui non interessa nulla del vostro lavoro, nè che voi possiate consegnare o completare il vostro lavoro, e soprattutto non hanno interesse che voi possiate mantenere nel tempo tali file.

Mi spiego meglio, se voi provate ad aprire un progetto di 5 anni fà, a seconda che voi lavoriate nel 3d, 2d, video etc potreste avere delle grandi sorprese, io ho progetti di 25 anni fà, che ai tempi archiviavo con copie dei software per essere sicuro che riaprivo allo stesso modo, e oggi archivio anche con una immagine virtuale del sistema operativo, perchè anche quello può essere un problema.

Oggi legalmente non è possibile perchè se chiudono il server che attivava il software (dalla cs4 in poi) tecnicamente non si può più usare, si deve ricorrere a tecniche illegali per tornare ad usare o convertire file che abbiamo creato.

So che qualcuno potrebbe dire che posso aprirli con le versioni nuove dei software… non sempre… ad esempio tutti i progetti di premiere pro – premiere pro cs3 non li posso aprire, questo perchè i signori sviluppavano solo sotto Windows il programma, e la versione per mac moderna da errore nel aprire quel tipo di file… un file di testo, un xml la cui gestione e parsing è cosa da terza settimana di programmazione (la insegnavo all’inizio del 2000), ma soprattutto se quella parte di codice di importazione progetto è presente nella versione win, va solo aggiunta alla versione mac, neanche creata da zero.
Non solo, aprendolo dalla versione nuova darà diversi errori, mentre aprendo “a tappe” da versioni intermedie (cs3-cs6-cc2014-cc2019) non da errori.
Le sigle citate non sono casuali ma sono dei turning point di sviluppo del pacchetto, dove hanno cambiato determinate componenti e strutture nel programma che causano errori di lettura della struttura, che come ho scritto prima resta una struttura XML, un testo… qualcosa di banalissimo da gestire per un programmatore.

Facciamo qualche esempio di obsolescenza forzata?

Nel campo del 3d molti software cambiano i motori di rendering, cambiano i parametri come agiscono in combinata, quindi anche se apro su Maya, Max una scena di 5 anni fà potrei avere qualche grosso problema, cito questi che prendevano in licenza un engine (Mental ray) che ora non hanno più, perchè la licenza è tornata a Nvidia, e ora usano Arnold, ed essendo entrambi passati a modelli solo Abbonamento, diventa molto difficoltoso aprire le scene vecchie… E non potete acquistare o noleggiare la vecchia versione… l’unica soluzione è la via illegale, il che è imbarazzante visto che sono software che si pagavano migliaia di euro a licenza.

Andiamo nel campo dell’animazione 2D, apro un progetto fatto con la 2014 di AfterEffects, è lento e faccio la conversione del progetto in 2019, la salvo, controllo che sia a posto e tutto funziona, peccato che la scena sul vecchio computer impiegava 35 minuti, sul nuovo impieghi 17 ore per eseguire il rendering e sono disastrati tutti i colori perchè hanno cambiato da qualche parte la gestione dello spazio colore

Andiamo nel montaggio video, ho già parlato della debachè sul codec Dolby, apro una scena di due anni fà e mi ritrovo senza audio, perchè la camera girava con codec dolby AC3, e nonostante Adobe sbandierasse il fatto che con l’abbonamento avremmo potuto installare tutte le versioni che volevamo fino alla CS5, in realtà adesso è ristretto tutto alla 2018 senza codec dolby perchè non vogliono mettersi in accordo con Dolby che giustamente avendo visto lievitare in modo notevole le vendite della suite, volevano ri-negoziare gli accordi economici.

Andiamo nell’ambito del Web, quanti sono i software che sono cambiati dall’attuale Animate, che nasce dalle ceneri del secondo Flash, il primo era un programma di animazione, il secondo prettamente per programmatori, allontanando tante persone dal programma, eliminato per mile ragioni e fatto rinascere come una fenice dalle ceneri nuovamente come programma di animazione.

Aprire progetti o file vecchi non è una velleità ma una necessità reale, qualche esempio :

  • remastering dei prodotti, da sd a FHD o 4k, avendo i sorgenti 3d è meglio rirenderizzare in qualità che fare un brutale scaling del materiale
  • Materiale di repertorio acquisito nei codec dell’epoca e spesso si sono persi i master originali, molto del lavoro del documentarista si basa su quello
  • versioning dei prodotti, mi capita spesso di dover ripescare prodotti di 4-6 anni fà per modificarli e distribuirli su mercati di altro paese
  • creazione di nuovi prodotti dai vecchi, e ripartire da zero quando si hanno library già fatte è sciocco

purtroppo il mondo odierno è superficiale e limitato, si fanno le cose per fare non per farle durare, ma chi produce contenuti invece vorrebbe fare qualcosa che resta, altrimenti che si producono a fare?

Ovviamente immagino dal coro sentire le voci di chi dice… “è tua responsabilità mantenere i file e i progetti apribili” “nelle grandi aziende… “

fermo tutte queste voci citando grandi aziende come Dreamworks, che per fare la versione 3d di Shreck hanno convertito i rendering e non li hanno ri renderizzati perchè non riuscivano a riaprire correttamente le scene dalle nuove macchine e nuovi software, pur facendo molto di lavoro in casa, e i costi di riaprire le vecchie scene, rifare i compositing etc superavano i 18 milioni di dollari di costo della conversione da 2d a 3D.

Comunque se chi sviluppa i codec smette di svilupparli o viene acquisito da un’altra azienda (main concept da adobe), se i sistemi operativi cambiano il supporto ai codec esterni (sia Apple che Microsoft) chiudendo l’installazione dei codec esterni, se una azienda decide di non supportare più le versioni dei vecchi progetti (non perchè sia difficile leggerli ma solo tradurre strutture ed effetti/ plugin dal vecchio al nuovo) noi creatori di contenuti possiamo fare poco.

Nel nuovo millenio esistono nuove figure professionali che si occupano proprio delle migrazioni dei progetti e dei prodotti da un secolo all’altro e diventeranno sempre più importanti per salvare il passato.

 

Mi hanno infettato la fotocamera…

https://research.checkpoint.com/say-cheese-ransomware-ing-a-dslr-camera/Normalmente non uso titoli così “clickbait” ma vorrei la massima attenzione da tutti quelli che mi seguono o possono capitare sul mio sito. Da anni esistono “hack” più meno semplici per modificare i firmware delle fotocamere panasonic, canon e sony, per abilitare funzioni nascoste, sbloccare limiti di bitrate e nel caso del Magic Lantern avviare un vero e proprio sistema parallelo a quello della camera, ma…

Conosco troppe persone che scaricano, fanno, senza neanche verificare da dove arriva il firmware, gli stessi che scaricano software pirata ovunque, film e serie da siti pieni di pop up a cui dicono Yes senza leggere, e che sul cellulare accettano ogni condizione pur di muoversi col giocattolo nuovo…

da oggi un nuovo elemento va considerato… esistono dei ransomware anche per le fotocamere, come si può leggere in questo articolo di Eyal Itkin.

I firmware alternativi sono spesso usati dagli entusiasti e dagli smanettoni (sono tra entrambe le categorie), ma frequentemente sono usati con troppa superficialità, come se tutto fosse identico all’originale, causando perdite di materiale in ripresa, stop della camera perchè si è tirato troppo la corda con i bitrate o con i buffer delle camere etc.

Ora finchè il rischio è quello di veder stoppare il filmato, tutto bene, ma se per qualche ragione ci troviamo con la camera bloccata e tutti i file criptati da un ricattatore (i ransomware sono quello), con i file di un lavoro, decisamente la situazione diventa molto più delicata e preoccupante, inoltre se rischiamo di propagare l’infezione dalle schede alle altre macchine su cui andremo a lavorare.

Blackmagic Pocket 6k

Blackmagic Design è inarrestabile, un disastro dopo l’altro, dopo aver prodotto la Pocket 4k, macchina con così tanti difetti di progettazione da non poter star dietro alle vendite, desideratissima da tutti ad un prezzo ridicolo, dopo ben un anno (la pocket 4k è stata annunciata a aprile 2018 e spedita a settembre 2018) oggi se ne esce con un altro drammatico annuncio : Pocket 6k con S35 e attacco EF!!!

Adesso ci sono solo le specifiche online sul loro sito, ma quello che si deduce è molto semplice, vogliono semplicemente bissare gli errori, le stesse caratteristiche limitate per una camera da soli 1300 € in una camera con sensore più grande (s35) con un attacco ancor più popolare tra i filmaker e fotografi (EF canon) e con più risoluzione (6k per i vogliosi e i pixel peeper del web, non certo per reframing e stabilizzazione) per circa 2500€ ovvero meno delle fotocamere concorrenti con filmati in h264 in 4:2:0!!!
Nel nuovo firmware miglior dialogo con i gimbal, sistemi di sinc esterno per avere più camere in azione, più opzioni di crop e ripresa anamorfica..

Finiamola qui, è meglio, altrimenti si renderanno troppo ridicoli…

la cosa ironica è che usando lo stesso corpo macchina, stesso software, stesso braw … tutti gli accessori e le attrezzerie presenti per la pocket4k potranno essere riutilizzati, sarà solo upgrade di sensore e mount… e chi vorrebbe una cosa del genere?

Per fortuna hanno messo ancora le solite batterie da 1200mAp, che durano solo 40 minuti, non durano 5 ore di ripresa come le batterie che montano sulla c100 MkII che è di soli 7300mAp e che non costa 70 euro ma 400€…

Io ci scherzo, e ammiro le loro capacità produttive e immaginifiche di questa azienda che continua a stupirci con prodotti di altissima qualità a prezzi più che accettabili per ogni tipo di professionista.

Inoltre è già pronta come ordini e spedizioni, e ci sono disponibili dei materiali girati nel nuovo Braw6k

Sample indie film

Sample documentario

 

Blackmagic Raw 1.5 God or Evil?

Nel 2001 naque il primo codec interpiattaforma e slegato dall’hardware, Cineform, nel 2005 fu potenziato per offrire la possibilità di importare fotografie raw di diversi brand e convertirle in un filmato raw compresso visually lossless con metadata attivi e modificabili realtime, successivamente l’encoder fu in grado di convertire tutti gli altri formati raw nati SUCCESSIVAMENTE in Cineformraw con diversi flavour di compressione e qualità supportando fino al 16k stereoscopico.

Oggi nel 2019 quasi ogni Brand ha la sua codifica Raw, a partire Arriraw, Redcode, SonyRaw, PanasonicRaw, l’anno scorso l’introduzione di ProresRaw che permette il recording in formato ProresRaw direttamente dalle camere che escono in raw da SDI sui recorder Atomos e pochi altri, fino al recente Braw di blackmagic.

A Ibc 2018 Blackmagic design lancia la palla nel campo del raw, introducendo il loro codec proprietario braw (blackmagic raw) nel mondo del broadcast e del cinema con una certa forza dirompente, e soprattutto disponibile subito, dallo stesso giorno con il firmware in beta 6.0 per la UrsaMiniPro, il nuovo aggiornamento di Davinci Resolve 15.1 per supportarlo e la promessa che a breve sarà disponibile anche per la nuova camera, pocket 4k e così è stato con il firmware 6.2, ma nel contempo toglieva la registrazione Dng.

La differenza tra il Dng e il Braw è evidente e chiara, il dng è uno standard fotografico, peraltro abbandonato dai suoi stessi creatori nel 2016, piegato alle necessità dei video, mentre il Braw è un moderno codec raw pensato per le immagini, dove convivono le diverse necessità di lavoro di un codec video di fascia alta e le richieste di fascia bassa.

La presentazione del Braw è stata abbastanza curiosa, dove GrantPetty ha scherzato sul fatto che con un codec così leggero non servono più le schede video esterne di decodifica, ironeggiando sul fatto che le producono loro per Apple.

Come sempre l’innovazione porta pro e contro, fautori e osteggiatori, fino al parossismo, ma essendo un pragmatico, preferisco fare una analisi meno tecnica (quella la lascio alla fase finale) e più pratica.

 

CONTRO

  • leggermente meno nitido del CDNG (meno aliasing sui dettagli)
  • a forti compressioni ha artefatti sui dettagli fini
  • meno compatibile nelle applicazioni rispetto al CDNG (ma licenza free per la sua implementazione).

PRO

  • il rapporto peso qualità è incredibile
  • la minor incidenza di falsi dettagli e aliasing permette una maggior fluidità di ripresa-riproduzione del movimento
  • il nuovo sistema di demosaicizzazione ottimizza e migliora la cattura della struttura dell’immagine riducendo artefatti come FPN
  • la parziale demosaicizzazione applicata in camera permette una maggior leggerezza di lettura sui dispositivi
  • richiesta di minor velocità di scrittura permette uso di storage meno costoso e poter registrare più a lungo con minor consumi
  • i vantaggi del raw senza il peso del raw in tutti i sensi
  • registrazione di segnale 12 bit log con metadata attivi
  • possibilità di incorporare LUT e altri elementi di preview non distruttiva
  • possibilità di trimming non distruttivo da Resolve per tagliare i file raw ed esportarli in raw senza ricompressione (non tutti i raw, non tutti gli NLE lo permettono).
  • possibilità di export dei singoli frame raw senza ricompressione per test, Dit working etc con passaggio di pochi dati.

Dopo qualche mese dalla sua presentazione esistono già diverse applicazioni professionali a supportarlo come Resolve immediatamente, Nuke, Scratch, Premiere e Mediaencoder tramite plugin esterno, la lista sta crescendo rapidamente grazie al fatto che chiunque può implementare la gestione del braw nel proprio software gratuitamente, al contrario di ogni altro codec raw nato sulle telecamere che richiede un pagamento di licenze anche per la semplice lettura perchè si devono usare gli sdk proprietari.

Per coloro che vogliono testare il codec, possono scaricare dei sample dalla pagina Blackmagic Raw

In occasione del IBC2019 Blackmagic Design rilascia il kit 1.5 del BlackMagic raw, il kit contiene SDK, player e test per dischi Braw e … plugin per Premiere, AfterEffects e Avid per leggere agilmente il codec al di fuori delle applicazioni Blackmagic! Così che oggi buona parte degli editor sono in grado di leggere nativamente il codec BlackMagic Raw.

Inoltre stupendo tutti i detrattori del codec, rilascia il nuovo Video Assist HDR a 2500 nits con la capacità di registrare in Braw da camere NON BMD, dalla Panasonic Eva e dalla Canon C300 MkII!

 

I falsi miti sul Raw in generale e non solo su questo Raw
Se è compresso non è raw!

l’affermazione denota ignoranza, in tanti punti, a partire dal fatto che nessuna camera registra il 16bit lineare che catturano i sensori, ma lo codificano e comprimono in vario modo dentro raw 14bit logaritmici (in fotografia) o raw 12bit logaritmici (nel cinema), sia per questioni pratiche di flusso dati, sia per gestione fisica della massa di dati che non compressi sarebbero ingestibili.

Dato che qualcuno potrebbe dubitare delle mie parole, delle parole di Blackmagic visto loro lo regalano (ricordiamo che tranne pochi esempi high end, tutti gli altri vi fanno pagare saltamente la registrazione non fortemente compressa, figuriamoci il raw) meglio mettere uno screengrab dal sito Red, i primi a dotare una camera di codec raw proprietario e spesso usate per shooting miliardari dove non ci sono limiti di mezzi, eppure per L’Uomo ragno ritenevano buona una compressione 5:1 visually lossless, e la non compressa che tutti auspicano per i loro lavori da caricare sui social non era adatta…

la cosa divertente è che quello che gli amatori ritengono un problema, ovvero la morbidezza delle immagini, è qualcosa che molti dop di fascia alta auspicano conoscendo bene i problemi degli eccessi di nitidezza, spesso vengono scelte compressioni maggiori per mantenere più morbide le immagini.

Ovviamente c’è compressione e compressione, la maggior parte delle persone per compressione pensa sempre a quella distruttiva di streaming e company non a compressione più intelligente.

Se è parzialmente demosaicizzato non è raw!

il braw, se la gente avesse la competenza e l’intelligenza per leggere l’sdk di Blackmagic vedrebbe cosa accade e perchè si parla di demosaicizzazione parziale, ma se lo potesse fare, non scriverebbe certe sciocchezze.

Ogni raw ha il suo workflow di lavoro, processi fatti in camera e processi fatti nel software, con vantaggi e svantaggi.
Un codec è raw se permette :

  Braw
la gestione delle matrici separate si
il controllo reale di iso e altri paramentri in post si
il controllo del bilanciamento colore in post si
registrazione dei 12 bit log per matrice si

quindi se il codec offre tutte queste opzioni è un codec raw.

Si è bello ma non lo leggo dal software XYZ!

altra affermazione opinabile visto che anche gli altri codec non sono ben letti (con eccezione di Red) in modo ottimale dai vari NLE, anzi spesso richiedono la creazione di proxy con i software dedicati. Normalmente ai montatori non si danno gli originali, ma i giornalieri con Lut applicate, se si parla di raw o log, quindi il problema non sussiste.

Oggi Bmd vende tre camere con il Braw, la UMP e la Pocket4k e 6k, vendute con licenza completa di DavinciResolve, ovvero il miglior software per lo sviluppo Raw e in particolare Braw, oltre che buon editor, postproduction etc etc…
Se si vuole lavorare in un altro software Resolve prevede dal pannello media il sistema di ingest e conversione in altri formati, si può già fare una precolor oppure gestire direttamente la color e mandare il filmato sviluppato all’applicazione NLE.

 

La piccola rivoluzione relativa all’introduzione del Braw ha creato tanti osteggiatori, per chi ha dubbi e ha bisogno di più test scientifici e ben pensati, potete visitare il sito di Frank Glencairn sul post relativo alla qualità del Braw.

Dove mostra dei test pratici nei quali la differenza reale tra i diversi flavour di compressione è relativa, ma la qualità generale resta molto alta contro una serie di richieste generali veramente irrisorie.
Man mano che passa il tempo aggiungo qualche frame estratto a caso dagli shooting, senza denoise, per far capire quanto la qualità anche compressa sia eccezionale sia come dettaglio che pulizia dell’immagine.

FPN questo mostro conosciuto o forse no…

Nel mondo del video making low level ci sono diversi mostri in agguato, pronti a colpire e rovinare i video con subdoli difetti, che si vedranno solo durante l’editing, ma che diventano un tarlo che rode nel cervello dei videomaker fino a diventare un problema gigantesco, uno di questi è FPN Fixed Patter Noise, una serie di difetti che appaiono sulle immagini quando meno il videomakers se lo aspetta sfregiandole senza motivo….

o forse no…

Tecnicamente nessuna camera offre una immagine pulita, nessun sensore è perfetto, ma il segnale catturato spesso viene elaborato prima di essere in qualche modo registrato, quindi si tratta di capire cosa e quando accade che il segnale sia “sporco” in qualche modo.

Nessuna camera è esente da difetti, purtroppo esiste un assioma per cui l’aspettativa dell’utente è inversamente proporzionale al prezzo della camera, meno costano le camere più le persone pretendono come risultati.

Se avessero modo di vedere il segnale grezzo uscente da una cinepresa da 100k euro sarebbero ancora più delusi, ma quello che vedono è il risultato finale, correttamente esposto, ben processato, correttamente scalato, gradato e ben compresso per la distribuzione nei vari media.

Ogni sensore a seconda delle situazioni soffre di diversi problemi di gestione del segnale, il cmos soffre di smear orizzontale di fronte ad una scarsa informazione di base, immagini con basso contrasto (scarsa sollecitazione luminosa), e questo si può riscontrare su una red Helium 8k, come su una canon da 400 euro.

Quando si cattura una immagine l’energia luminosa convogliata dalla lente e catturata dal sensore viene trasformata in impulsi elettrici e a seconda della quantità e del tipo di informazioni possono generare informazioni più o meno dettagliate, che conterranno più o meno rumore, e a seconda del tipo di cattura, dell’elaborazione del segnale si potranno ottenere immagini più o meno pulite da suddetto rumore.

Red FPN

Molto spesso si pensa che una camera costosa sia migliore per mille ragioni, a partire dal prezzo… a lato vediamo un esempio di una red che presenta FPN, sia perchè sottoesposta, sia perchè non è stata correttamente calibrata. Alcune cineprese come Red hanno una calibrazione interna chiamata Black shading che va fatto ogni volta che si cambia in modo notevole la temperatura di esercizio, altrimenti il rischio è quello di riscontrare diversi tipi di problemi nell’esposizione, tra cui questo difetto.

 

Canon FPN

Comunque alla faccia di chi dice che oggi se non hai la camera X hai difetti rumore e mille altre robe, ho aggiunto qui sotto un esempio di shooting a lume di candela, senza grading, senza denoise (durante il mastering parte del noise viene eliminato dalla compressione e dalla scalatura in basso verso il 4k, quindi spesso è meglio evitare il denoise di un filmato), e nonostante sia stato solo fatto il bianco per bilanciarlo alla dinamica del tungsteno, l’immagine non presenta FPN, noise in eccesso o altri problemi…

Low light experiment with Candles and Gh5 from Carlo Macchiavello on Vimeo.

Ma naturalmente le persone direbbero che di luce ce n’è fin troppa, perchè ci sono tante candele.
Ho testato i limiti di una camera dichiarata NO LOW LIGHT l’Ursa mini Pro G1, usando esclusivamente un telefono e un tablet come elementi di illuminazione a 800 iso 35mm diaframma a 2.
Come potete vedere nel video di delivery finale, senza pump up delle ombre, senza postproduzioni strane o denoise, l’immagine è pulita e semplice senza difetti, che sono realmente presenti sul sensore, se si sotto espone fortemente. Consideriamo inoltre che riprendere in 4.6k ovvero 4508 pixel per un delivery a 4096 (4k dci) o 3840 (UHD) offre i vantaggi di poter avere nel downscaling il miglioramento e l’ottimizzazione dell’immagine finale, quindi fare i pixel peeper del singolo pixel al 100% su un formato maggiore del delivery è tempo perso.

Molto spesso si associano i difetti a una camera piuttosto che un’altra, mentre in realtà non si dovrebbe pensare di camere quanto di sensori utilizzati male e/o sotto esposti in modo vigoroso, o mal processati dal  fpga della camera.

 

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén

Translate »
error: Content is protected !!